Nella capitale delle biciclette

Ferrara è la citta la più ciclabile di tutta l’Italia. Ma la periferia assomiglia alla periferia di qualsiasi città: grande strade e ipermercati ovunque. Il palazzo rosso davanti al quale ho appuntamento con i volontari di Legambiente è infatti un supermercato di arredamento e mi ritrovo ad aspettare mezzo ad un grande parcheggio pieno zuppo di macchine. Sembra essere il grande appuntamento della domenica pomeriggio. La gente viene in familia a guardare i mobili. Strana occupazione per una domenica pomeriggio… Ma ecco Legambiente, un piccolo gruppo di ciclisti con la bandiera gialla. Mi portano nel centro passando per le piste ciclabile. Più si avvicina del centro, più ci sono bici. Raggiungiamo un altro gruppo di ciclista che sta ascoltanto la lezione di un riparatore sulla manutenzione della bici. Era l’ultima iniziativa della settimana europea della mobilità sostenibile. Ne approffito poi per fare registrare un po’ la mia bici che ha la ruota un po’ storta. È gentile il riparatore, ma durante un’ora mi ripetta che sono inconsciente andare in giro con una bici cosi squallida, un vero ciclista non compra una bici a meno di 1000 euro. Sono d’accordo, la mia bici non è di qualità ottima, ma primo, non ho i soldi, e secondo, il mio scopo è giustamente di mostrare che si può girare con la bici senza essere un grande sportivo e con una bici qualunque. E poi, incontro un sacco di gente durante le riparazioni della mia bici, è un modo di fare conoscenza…
È Paola che ha organizzato il mio soggiorno a Ferrara. Lei lavora a Legambiente Turismo, che è un riparto di Legambiente che promuove un turismo sostenibile. È nato dopo che un anno Legambiente aveva attribuito una bandiera nera alla zona di Rimini per la scarsa qualità ambientale del settore turistico. Alcune alberghi hanno chiesto che cosa potevanno fare per migliorarsi e legambiente gli ha proposto di seguire un certo numero di criteri, per sempio non sprecare l’acqua, fare meno rifiuti, proporre cibo biologico, tipico, dare delle bici ai clienti. Le strutture che rispettano questi criteri ricevono il label Legambiente Turismo. Cosi a Ferrara, sono ospitato da un Bed & Breakfast che fa parte di Legambiente turismo. Si chiama DolceMela e mi ospitta gratuitamente. È un posto stupendo, nel centro di Ferrara. Sono come un principe qui. Ho una grande camera per me, c’è un giardino carinissimo con una fontana, i padrono sono molto gentili e la colazione, Mamma mia! Non ho mai visto questo. C’è tutto ciò che si può desiderare per una colazione, con addiritura i dolci fatti a casa ogni giorni, e biologici! Miam! Io sarei bene rimasto tutta la giornata a DolceMela ma devo andare a parlare di mobilità sostenibile nella scuola elementare dove lavora Marsia, la presidente di Legambiente Ferrara. Sono contento, ho finalmente l’occasione di fare l’animazione che avevo preparato. Il gioco dei trasporti. È un gara dei mezzi di trasporti dove non vince per forza la macchina perché per vincere, ci vuole tutte le qualità di un mezzo di traporto rispettando i criteri della mobilità sostenibile. Ma che cos’è la mobilità sostenibile? E semplice. Per me significa spostarsi senza dare fastidio agli altri e al pianetà. Sulla base di questa definizione, i bambini fanno loro stessi la classificazione e fanno avanzare i diversi mezzi di trasporto su un percorso che abbiamo disegnato nel cortile. E chi arriva primo? Vi lascio indovinare… Gli alunni di Marsi sono tutti gentili e entusiasti. Parlo anche con altre classe. Spiego perché ho scelto di girare l’Italia con la bici e non con la macchina. Sono molto curiosi. È una mattinata bene riempita. Sono molto contento, è bello parlare di mobilità sostenibile mostrando se stessi l’esempio
Il pomeriggio, andiamo a fare un giro nel parco urbano di Ferrara dove c’è un festival di mongolfiere. Ce ne sono tante. Bello…
Ferrara è una città molto carina, con le case di mattoni rosi, le sue mura e soprattutto questo magnifico castello circondato d’acqua, mezzo alla città. E allora, Ferrara tiene bene il suo titolo di capitale della biciclette, com’è scritto all’ingresso della città? Penso di si. Qui c’è veramente tanta gente che si sposta con la bici, giovani come vecchi. Adirittura un vecchietto mi fa del clacson perché non vado abbastanza veloce sulla pista ciclabile. Ma è facile lui ha una bici elettrica. Non ne ho mai visto tante che qui di queste bici ma devo dire che per gli anziani è molto pratico. E anche al supermercato, molti vengono a fare la spesa in bici. E per ciò che infatti, per la mia prima animazione in scuola, ho predicato davanti a un pubblico gia convinto. Chiedendo ai bambini più di 9 su 10 erano arrivati a scuola a piedi o in bici. Communque una bella tappa quella di Ferrara. Veramente il circolo mi ha ospitato alla grande e abbiamo fatto delle cose interessanti. Grazie mille a tutti!
La mattina del 25 settembre, dopo un altra stupenda colazione da DolceMela, mi avvio. Adesso, direzione Ravenna…

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Da Padova a Ferrara

La mia prima impressione di Padova non è molto buona. È normale, come tante altre città, Padova è circondata di un no bike’s land, una zona dove si incrociano tangenziale, autostrada e tante altre strade : una zona dove non fa bene vivere per una bici. Seguendo la direzione stazione mi ritrovo su una via espress senza possibilità di uscire o fermarmi. L’unica cosa da fare in questi casi è di andare il più veloce possibile pregando che il prossimo camion non vi toccherà. Arrivo alla stazione salvo. La zona della stazione non è granchè neanche, con tutti questi freddi palazzi nuovi. Ma davanti la stazione sono colpito da questi immensi parcheggi, riempiti di centinaia di bici. Qui, la bici c’è. È Rina che mi ospita a Padova. Viene a prendermi in bici e mi porta a casa sua, al di là della ferrovia. Mi accoglie meglio che un B&B. L’ospitalità da Legambiente, quando c’è, c’è! Andrea, un altro di Legambiente, mi porta a una serata. Viene a prendermi… con la bici. Mi piace, questo è coerenza. Mi spiega che qui tanta gente si sposta con la bici perché ci sono tanti studenti ed è anche una tradizione per la gente più anziana. Ma malgrado questo ci sono zone pericolose per le bici.
L’indomani vado visitare l’ufficio di Legambiente. Passo davanti al Duomo. Una semplice faciata di mattoni rosi. Dopo tutti i duomi sonttuosi che ho visto nelle altre città, sono un po’ deluso. All’ufficio, Rina mi spiega le attività di ognuno. Infatti, tutti fanno parrecchie attività alla volta. Lei per esempio fa parte del comitato scientifico di legambiente come specialista dell’inquinamento athmosferico. Ma ha anche partecipato alla campagna Goletta Verde per fare le misure di qualità dell’aqua. E a Padova lavora a Legambiente Agricoltura. Legambiente Agricoltura è un riparto di Legambiente che si bada di dare un label ai prodotti agricoli che, anche se non sono biologici, cercano di rispettare una produzione di qualità. Legambiente Agricoltura impone così un certo numero di criteri e verifica che il produttore li rispetti. Lo scopo è di dare la possibilità alla gente che non ha abbastanza soldi per comprare bio di avere communque prodotti di migliore qualità. Nell’ufficio c’è anche Andrea. Non lo stesso di quello dell’altra sera ma communque lavorano insieme sulla mobilità. Il circolo di Padova è molto anziano e da 20 anni che esiste è riuscito piano piano a farsi ascoltare dalla municipalità anche se è sempre difficile. Sono riusciti ad ottenere la pedonalisazione del centro storico, delle piste ciclabili. Ma non è mai facile ottenere qualcosa. Ogni volta devono manifestare e mobilizzare la gente per farsi sentire. Il loro segreto è l’entusiasmo e l’imaginazione. Per ottenere una rete di piste ciclabile coerente, la scorsa primavera hanno fatto una petizione e ottenuto 11.000 firme. Distribuivano a tutti i ciclisti delle targhe a mettere sulla bici con dei disegni divertenti accompagnati di messaggi. Andate sul sito di Legambiente Padova per vederli. Alla fine hanno fatto una sfilata che ha raggruppato più di 1500 ciclisti per portare le firme al sindaco e il sindaco ha accetatto di debloccare i soldi per le piste ciclabile. Non è facile farsi ascoltare dai politici ma con molta energia è possibile. Un’altra cosa importante è che Legambiente non parla mai di un argomento senza essersi documentato sulla problematica e avere trovato delle alternative. Cosi diventa un’interlocutore serio.
Anche qui il circolo è impegnato con Puliamo il Mondo. Per l’occasione, organizzano un’enorme festa sulla piazza principale della città, il Pratto della Valle. Che nome per una piazza! Ma non è una qualsiasi piazza. Sarebbe la seconda più grande di Europa. Rina mi porta a vederla. È vero che è imensa. E in mezzo c’è veramente un pratto, con un isola al centro. È bellissima nella luce del fine pomeriggio. È circondata di belle case con delle arcade e in un angolo si vede una chiesa. Ci avviciniamo. È stupenda questa chiesa, con tante cupole verdi e la faciata rosa e bianca. Molto più bella dal duomo. E non è finito. Rina mi porta nelle stradine. C’é un magnifico palazzo con un mercato sotto, delle piazette dapertutto, tutti gli palazzi con delle arcade. Bello, bello! E la sera tutti sono nella strada, seduti a terra per bere il famoso spritz. Che buono lo spritz!
E be finalmente era molto bella Padova. Ne riparto con una bella impressione. Adesso direzione Ferrara dove dovrei vedere ancora più bici. Tra Padova e Ferrara ci sono 80 km di pianura. Non lontano della strada, c’è anche una piccola zona di colline. La pianura è più facile per pedalare ma un po’ noiosa, così decido di fare un giro per queste colline, che si chiamano Colli Euganei. Escono della pianura come delle isole mezzo al mare. Avrebbero un’origine volcanica. Sono molto belle, sono coperte di foreste e ci sono delle viti e degli olivetti sui contraforti. Decido di prendere una strada per attraversare queste colline. Mi ritrovo su una strada che sale, sale. Diventa vera montagna e la salita è proprio ripida. Arrivo in una foresta di castagni. Si vede tutta la pianura giù. Sale ancora e si arriva alla vetta. E la strada si ferma qui! Mi sono sbagliato di strada! Andava solo a un eremo que occupa la vetta del monte Rua. Per di più nemmeno posso godermi della vista perché non si può entrare nell’eremo. Ci sono gli eremi e non dobbiamo disturbarli… Communque, i poveri eremi, di qui, anche se siamo a 400m di altezza, si sentono sempre le macchine dell’autostrada giù. Neanche sulla vetta di una montagna è possibile scapare alle macchine! Adesso fa notte e metto la tende nel bosco. Ci dormo benissimo. Gli cinghiali mi fanno compagnia…
La mattina riscendo della montagna. Percorro ancora qualche collina, passo accanto alla tomba di Petrarca, e poi la pianura. Non posso scapparci. E come attraversare un deserto, sopratutto che siamo la domenica pomeriggio e i rari paesi che incontro sono tutti addormentati. Giustamente passo un paese che si chiama Deserto… Dopo 60 km arrivo al Po’. Lo attraverso di nuovo. Come è cambiato da 15 giorni. Anche se sono più vicino delle sue foce, mi sembra più piccolo. E poi è meno selvaggio, bloccato tra le sue due argini altissime. Dell’altro lato del ponte, comincia la periferia di Ferrara. Ho appuntamento con Paola di Legambiente, davanti al primo palazzo rosso dopo il ponte. Ecco il palazzo…

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Venezia – Padova

Arrivo a Venezia sotto la pioggia. Il traghetto mi dipone vicino la stazione. A Venezia sono ospitato da Chiara e Davide, due volontari di Legambiente. Venezia ovviamente è bella ma non è proprio un posto dove venire con la bici. Perché tutti i ponti sopra i canali sono sono con dei gradini impossibili a fare in bici. Devo portare la bici, poi il carrello. Per raggiungere la casa devo passare 6 ponti. Altretanti ostacoli. Ma con l’aiuto di Chiara ce la faccio. La casa loro è tutta carina, un po’ inclinata perché le case di Venezia si abbassano piano piano dopo che le industrie intorno abbiano preso l’acqua delle falde..
L’indomani c’è un bel sole. Una bella tranquillità anche. A Venezia, passate le strade turistiche, c’è nel resto della città una bella serenità. La presenza dell’acqua sicuramente. Ma pensandoci, anche il fatto che Venezia sia una città senza macchina. È questo anche che la differenzia delle altre città. 60000 veneziani che vivono senza macchina. È la prova che è possibile una città senza macchine. I bambini giocano nelle strade, la gente passeggia, si parla. Bello una città cosi.
Prendiamo il traghetto con Chiara per andare a vedere una delle attività del circolo, sull’isola della Certosa, di fronte a Venezia. È un isola semi-abandonata dove si trovono delle vecchie fortificazioni e le rovine di una certosa, mezzo ai rovi e al bosco. Legambiente vorrebbbe far di questa isola una riserva naturale per dare un po di natura ai Veneziani. Da tre anni organizzano campi di volontari per pulire e togliere un po’ di rovi. È un lavoro difficile perché è come una giungla. Gli altri occupanti di questa piccola isola sono qualche capre selvaggie e gli studenti di una scuola di design! Perché c’è un impreditore privato che da qualche anno sta comprendo piano piano le piccole isole della laguna per costruirci delle marina, alberghe o altro. E qui, un anno fa, ha avuto la strana idea di metterci una scuola di design, in una zona che aveva pulito Legambiente. Così imaginate come sono contenti i volontari… Non è facile la vita di un ambientalista a Venezia dove tutto gira intorno al turismo. Nel passato però, i Veneziani sapevano essere in armonia con la laguna perché la loro sopravivenza ne dipendeva. Oggi questo stretto legame con la natura sembra dimenticato come lo mostra questo progetto mostro : il Mose. È una diga mobile che deve chiudersi durante le maree alte per proteggere Venezia l’acqua alta. È un progetto sproporzionato che costa 4,5m miliardi di euro e che sta modificando la laguna in un modo irreversibile. È vero che Venezia conosce più e più acque alte qesti ultimi anni. Ma le cause sono conosciute: le industrie che hanno svuotato le falde sotteranee, provocando una abassamento del suolo, gli accessi al mare che sono stati scavati per lasciare passare le grosse navi ma che cosi lasciano entrare più acqua durante le maree, le bonifiche che hanno diminuito la superficie della laguna che non può più assorbire il troppo pieno delle maree. Così in posto di rimediare alle cause si preferisce fare un progetto enorme con un efficacità però da cui molti dubbitano. Quando rimarrà chiuso, bloccherà il ricambio delle acque e Venezia soffocherà in mezzo alle sue acque inquinate. Gli scienziati tra una classificazione delle soluzioni possibili hanno messo il Mose penultimo. Ma si fa lo stesso. I lavori sono gia iniziati. Ovviamente, fa lavoro, fa soldi, alcuni ne approffitano.
Dopo avermi mostrato un documentario sul Mose, Chiara ha la lacrima a l’occhio. Che cosa si può fare contro i soldi?
È tempo di lasciare Venezia. Vado fino a Venezia-Mestre in treno per evitare di ripassare per tutti questi ponti. A Mestre, è il ritorno alla civilisazione: macchine ovunque. Passo la zona industriale, la zona delle autostrade e mi dirigio verso Padova. È tutto vicino. Un’ora mezzo lungo un canale, che qui chiamano la Riviera, e sono gia arrivato nella periferia di Padova.

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Tra Verona e Venezia, c’è Ciclomundi!

Il centro di volontariato permanente di Legambiente Verona è situato all’interno del vasto complesso murariale che circonda la città. La mattina, Silvia, che gestisce il centro mi fa visitare e mi spiega l’attività di Legambiente in questo sito. Le fortificazioni di Verona sono enormi. C’è un muro originario del ‘300 sul quale si sono sovrapposti delle costruzioni veneziane, napoleoniche, austriache più alcuni bunker delle prime e seconde guerre mondiale. Il risultato è un vasta cinta defensiva di 11 km di lunghezza su 400 m di larghezza. Il problema a Verona è che la guerra non c’è più e i militari sono andati via. Tutta la zona è stata quasi abandonata e tutto si è degradato. È diventato come un no man’s land, luogo ideale per gli spacciatori e la prostituzione. A tale punto che la polizia teme ti penetrare la zona di notte… E poi? E poi? Che succede? E arrivata la Legambiente! 10 anni fa, i volontari di Legambiente si sono detto che non era possibile lasciare un tale patrimonio in tale degrado e hanno deciso di ripristinarlo. Addiritura di restituirgli la sua funzione defensiva. Ma contro l’inquinamento questa volta. Perché Verona è una delle città europee le più inquinate dalle polvere sottili, colpa delle macchine e della densa rete di autostrade, cosi la vasta zona storico-naturale delle fortificazioni potrebbe diventare come una cintura verde per la città. Ma il lavoro c’è. Legambiente a avuto in concessione dal comune 2km di cinta. Fa già una zona enorme da gestire. È perciò che si è creato il centro di volontariato permanente accoglie volontari del mondo intero che vengono a dare una mano per alcuni mesi. Attualmente ci sono un’inglese, una francese, una messicana, uno spagnolo, una russa e una canadese. Ci sono volontari SVE (Servizio Volontario Europeo) come a Campsirrago, che rimangono almeno 6 mesi, e altri volontari medio termine che rimangono di solito 3 mesi. Maria, che gestisce il centro è lei stessa un ex-volontaria che è rimasta per sviluppare l’attivita di Legambiente. I volontari aiutano a curare la zona : pulire, a tagliare l’erba, a ripristinare alcune strutture e a badarsi delle capre.. Molto importante le capre. Sono i decespuliatori naturali di Legambiente. Tagliano l’erba nelle zone difficile di acceso, sui i pendi ripidi, risparmiando benzina e lavoro!
All’interno della zona, c’è anche un centro di educazione ambientale, Il Raggio di Sole, che propone attività per i bambini che vengono nel parco situato sulle mura. E poi, ancora tante altre cose : un area pic-nic, percorsi didattivi, un atelier dove un volontario fa dei forni solari… Sono in gamba lì. Sono rimasto solo un giorno al centro di Volontariato Permanente. La casa è tutta dipinta delle pitture di tutti i volontari che sono passati. Ho partecipato al tradizionale pranzo sulla terrazza mezzo al parco. Sono fortunati i volontari, sono veramente in un bel posto.
Sarei bene rimasto di più ma devo raggiungere il festival Ciclomundi che comincia…l’indomani! A Portugruaro, distante di 170 km… Per aiutarmi prendo il treno fino a Vicenza. La città è molto carina. C’è una fiera con una strana struttura che rappresenta una ruota. Passo anche mezzoa a una manifestazione contro la base militare USA. Lascio la città verso est e comincio la traversata di questa pianura paludose con tanti canali. Mi fermo per la notte in un bel pratto verde e riparto la mattina. Faccio la mia più grossa tappa : 110 km. Passo a Treviso che, ovviamente, è carinissima. Ormai sono abbituato, sono tutte carine queste città, è incredibile. Pianura, pianura. Mi addormenterei di noia ma quando rilascio l’attenzione ho il carrello che si prende un bucco della strada e che parte a la rovescia. Finisco con 20 km di statale un po’ pericolosi e arrivo a Portogruaro. Mezzo a questa pianura, imaginavo una piccola borgata industriale. Sbagliato, è carinissimo, ancora una volta! E ancora più bello perché per due giorni la città accoglie Ciclomundi, festival del viaggio con la bici. Due giorni molto simpatici, con tanti viaggiatori che sono andati ai quattro angoli del mondo, anche nei posti i più impossibili: Tunisia, Mongolia, Islanda, Laos… Alcuni come me sono in viaggio. Incontro due canadesi che stanno girando l’Europa, un altro è venuto da Brindisi per il festival. Una coppia parla del suo viaggio di 8 anni intorno al mondo! Vedete che c’è piu pazzo di me.. Ci sono giocchi per i bambini, una libreria che propone libri esclusivamente sulla bici… Si parla di ciclosofia. Sì, sì, la bici è una filosofia che ha i suoi filosofi : Ivan Illich, David Tronchet. Perché vedere il mondo da una bicicletta può cambiare la vita… La sera, concerto dei Têtes de Bois, con uno spettacolo 100% bici…
Sono contento, valeva la pena di alongare il percorso per passare di là. Adesso, ritorno indietro per Venezia. Raggiungo il mare a Caorle. C’è una torre pendente. Credo che sia la specialità dell’Italia, è la quarta che vedo dopo Pisa, Bardolino e Portugruaro. Dormo al riparo del portone di una chiesa di fronte al mare. Bel temporale durante la notte. Poi 50 km lungo il mare e i lidi. Qui adirritura le città si chiamano Lido. Adesso è settembre, siamo fuori stagione, cosi c’è un’atmosfera tristissima. Vale la pena sacrificare la costa per due mesi all’anno… Ma come littorale sacrificato non ho ancora visto il peggio. Arrivo alla bocca di Lido, di fronte a Venezia : un cantiere titanesche, mezzo all’acqua. Ecco il Mose, progetto cosi controverso che deve “salvare” Venezia. E dietro, la sagoma di Venezia, nell’ombra di un’altro temporale che si avvicina…

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Un lago, due laghi, tre laghi… Ecco Verona

Riscendo da Campsirrago verso Como. 20 km di strada con tante macchine. Da Como si vede solo un pezzetino del lago. Avevo previsto di prendere la strada lungo il lago fino a Bellagio ma vedo che c’è un traghetto che fa lo stesso percorso. Intermodalità, intermodalità… Cosi mi riposo,evito le macchine e ho tutto il tempo di ammirare il paesaggio. E ne vale la pena! Il lago di Como è tutto stretto tra le montagne cosi si scopre poco a poco, montagna dopo montagna. Sulle sponde si vedono delle sonttuose ville con i cipressi. Piano piano che ci allontaniamo di Como, ci sono meno case, compaiono dei piccoli paesi. Uno è arrampicato su una cascata! Le montagne verde sono alte di ogni lato, sembra proprio di essere in un fjord. Il sole disegna delle belle ombre sulle montagne. C’è un piccolo vento e l’acqua è bello blu. Si arriva a Bellagio situato a l’incrocio dei due bracci del lago, su una punta. Qui è tutto bello. È circondato di grandi giardini curati alla perfezioni sempre con questi bei cipressi. Adesso ritorno verso Lecco. Questa volta prendo la strada lungo il lago. Sono solo le 5 ma tutta questa parte è gia nell’ombra della montagna. Ci sono delle macchine che mi sorpassano ma le ritrovo tutte pochi kilometri dopo. Due camioni si stano incrociando e la strada ma la strada è troppo piccola. Sono tutti bloccati. Io riesco a passare tra i due camioni e poi sono tranquilissimo : niente macchine durante una buona mezz’ora. Tutte bloccate dietro. Dopo due lunghe gallerie raggiungo Lecco e la fine del Lago di Como. Mi fermo qui.
Adesso prendo direzione pieno est. Devo raggiungere Portugruaro vicino Treviso entro 4 giorni per il festival Ciclomundi. Sulla strada c’è prima Bergamo. La strada tra Lecco e Bergamo è fastidiosissima con tanti camion. Le salite sono piccole ma con i gas dei camion e delle macchine perdo il mio fiatto. È costruito quasi in continuo. L’agglomerazione di Bergamo è grande ma il centro storico è tutto piccolo e carino. È situato su una collina tra le montagne e la pianura. Se guardo dietro vedo delle colline e i pratti, quasi dei paesaggi di Svizzera. Ma di fronte, c’è l’immensa pianura, come un mare con l’orizonte che si confonde con il cielo. Si potrebbe quasi fare un lungopianura… Dopo Bergamo, se continuo verso est, dovrei passare per Brescia. Ma gia da l’inizio ritrovo la stessa strada con tutti i camion e bordata di tante industrie. Non mi vedo fare questo per 50 km. Ma l’unico modo di evitarlo è di passare un po’ più al nord per le montagne. Le salite o i camion? Scelgo le salite. Prima di iniziare la salita, passo per il Lago d’Iseo. È più piccolo di quello di Como ma è carino anche. Mi piaciono troppo questi grandi laghi alpini. Nel mezzo del lago, c’è un isola enorme, altissima che prende quasi tutto lo spazio. Finisco la giornata con una bella salita. È ancora più alta di quella di Campsirrago ma la salgo più facilmente. È più regolare e meno ripida, anche se più lunga ma preferisco cosi. Al varco mi trovo gia in piena montagna con i bei pratti verdi. Era più difficile ma sono contento di essere passato di là. Metto la tenda in un pratto.
La mattina dopo comincia logicamente con na grande discesa ma appena devo risalire alla stessa altitudine per passare un altro varco. L’inizio è difficile perché ritrovo tutti i camion. Non capisco che cosa fanno qui. Questa strada è una strada secondaria che non va a nessuna città. Ma dopo qualque kilometro, si arriva a un enorme zona industriale nella montagna a Lumesane. Che brutto ma almeno i camion si fermano qui. Una bella salita che mi porta nei grandi spazi selvaggi di montagna e riscendo fino a Salò. Ancora un lago, e che lago! Ecco il Lago di Garda, immenso. E ancora un traghetto. Bello, bellissimo. Attraversiamo il lago di ovest in est. Al nord, il lago penetra dentro le alte montagne. Al sud ha un aspetto tutt’altro, circondato di basse colline. C’è una piccola isola con na bella villa. Che magia questi viaggi in nave su questi belli laghi! Il traghetto arriva a Bardolino poi raggiungo Verona attraverso delle piccole colline coperte di vite. Stanno faccendo la vendemia. A Verona ritrovo le macchine. Mi faccio un cammino tra il traffico e arrivo al centro di volontariato permanente di Legambiente Verona che mi ospita per la notte. Il centro storico di Verona è stupendo. Sono arrivato nel Veneto, si vede, l’architettura è cambiata. Passeggiando di sera sono colpito da questa immensa arena romana, bella, bianca e rosa, tutta illuminata nella notte e da cui escono le note di un concerto di opera. E tutti vecchi palazzi raffinati. Sono stordito. Troppo bella Italia…

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Ma dove sono le montagne?

Dopo Milano, in strada per le montagne e i grandi laghi. Ma le montagne, che potevo vedere benissimo da alcuni giorni grazie a un bel cielo chiaro, quando parto il sabato 8 settembre non le vedo più. Sono scomparse! I genitori di Silvia, soci della FIAB di Lodi, mi accompagnano verso il nord alla ricerca di queste famose montagne. Non si vedo nulla, per il momento solo pianura. Cominciamo a seguire il canale della Muzza, poi raggiugiamo l’Adda. Si prosegue sempre verso il nord, e ancora niente montagne. Avrei sognato? Adesso lungo l’Adda c’è un altro canale. È uno dei navigli di Milano. Sarebbe stato Leonardo da Vinci a concepirlo. Da Vinci? È passato di là? Sembra di sì. Addirittura ci ha vissuto un bel po’. Passiamo davanti a casa sua. Poi, sull’altra sponde, vedo una strana torre che esce degli alberi. È il villaggio operai Crespi. Un sito Unesco, niente di meno. È uno strano borgo costruito tutto dal padrone di uno stabilimento un secolo fa per allogiare i suoi dipendenti. Con tutto il comfort dell’epoca, acqua calda e medico gratuito per tutti. Ma adessi, lo stabilimento è chiuso, sicuramente trasferito in Cina. C’è sempre gente che vive nelle case ma c’è una strana atmosfera del passato nell’aria. E alla fine di un lungo viale arborato, c’è un stupefacente cimetero con un enorme mausoleo che sembra un tempio di Angkor Vat, direttamente arrivato dalla giungla tailandese. Lascio il villaggio operai. Saluto i genitori di Silvia che tornano indietro – grazie mille per l’ospitalità – e continuo verso il nord sempre lungo l’Adda. Impercettibilmente, le sponde del fiume si sono fatte più alte e mi accorgo che adesso sto andando tra due scogliere. L’aspetto del fiume si fa più selvaggio. Ci sono tanti alberi. Incontro delle digue sul fiume, ci sono delle centrale idroelettriche. Continuo ancora. Adesso ci sono delle vecchie chiuse, è scritto che sono state concette da Leonardo da Vinci. Ha fatto tante cose questo leonardo. È non è finito! Continuando, il fiume attraversa delle foreste, c’è più e più gente che sta passeggiando lungo il fiume e arrivo al Traghetto di Leonardo da Vinci. Il traghetto? Che cos’è questa storia? Infatti, Leonardo tra tutte le sue invenzioni aveva anche imaginato un sistema per fare traversare un fiume ad una barca senza motore e senza fatica : la barca va lungo un cavo sistemato attraverso il fiume perpendicolarmente al corrente. E girando il governaglio in un senso o nell’altro, la barca poteva traversare il fiume usando la forza del corrente. Se non avete capito come funziona, andate a vedere, è vicino Brivio. Giustamente eccomi arrivato a Brivio, la valle si allarga, e davanti a me che cosa vedo? Le montagne! Tutt’a un tratto, eccole. Sono immense. È stupendo. Senza accorgermene sono passato dalla pianura alla piena montagna. E posso subito godermi delle gioie della montagna con una bella salita. Devo raggiungere Campsirrago, sopra Lecco. È un centro di volontariato di Legambiente. Ma per raggiungerlo con la bici, Mamma mia! Sapevo che c’era una bella salita, ma una salita così no. Comincia subito ripida, e poi ancora più ripida, e quando ti aspetti ad una pausa dopo il tornante trovi un pendio sempre più ripido. Alla fine ho davanti a me un vero muro. Devo scendere di bici e spingerla. Ma è troppo difficile. È veramente orrende! E ho già 80 km nelle gambe… Ma le salite hanno sempre una fine, è provato scientificamente.. Sfinito, raggiungo Campsirrago con il tramonto. Penso che questo era la salita la peggiore di tutto il mio Giro. Non farò mai più questo..
A Campsirrago stanno festeggiando la partenza di uno dei volontari. Qui, non vengono volontari solo per fare campi di alcune settimane come a Riomaggiore. Ci sono anche volontari di medio e lungo termine, che rimangono parecchi mesi a lavorare con Legambiente. Quest’anno, c’erano un Portughese, un Francese, uno dell’Estonia e due dell’Ungaria. Alcuni hanno fatto il Servizio Volontario Europeo (SVE). È la stessa cosa che io ho fatto l’anno scorso a Paestum. Però, a Campsirrago il lavoro è diverso. È una zona di montagne e Legambiente ha la gestione più o meno della manutenzione di tutta la zona. Pulisce i sentieri, fa educazione ambientale. Con una scuola vicina, ha creato un percorso didattico lungo un torrente. Sono i bambini stessi che hanno cercato le informazioni per i panelli informativi e che hanno aiutato a pulire il percorso. Così si spera di sensibilizzarli alle ricchezze naturale del loro territorio.
Simone gestisce il centro di volontariato e gli volontari SVE l’aiutano durante la primavera e l’estate. Essere volontario durante un lungo periodo è diverso che di farlo solo per 10 giorni. C’è il tempo di imparare la lingua, di conoscere meglio il progetto e cosi di fare delle cose più interessanti come gestire un campo. Poi vivendo nel paese per parecchi mesi, c’è il tempo di conoscere gente del posto. Cosi i volontari dopo 6 mesi sembrano già integrati nella vita del piccolo paese e conoscono tutti. I vicini sono tristi lasciarli partire ogni anno.
Campsiraggo aderisce anche al progetto Rom, che fa venire volontari rom dal centro europa per dargli l’opportunità di vivere un’esperienza diversa del loro quotidiano. È un progetto interessante ma non cosi facile. Quest’anno era il primo anno e Legambiente prova di portare avanti il progetto.
Per Campasirrago, sono arrivato un po’ tardi per la stagione. I campi estivali sono finiti e rimane solo un volontario. Ci rimango 2 giorni, il tempo di recuperare della salita. Dalla casa c’è una vista enorme su la pianura padana, su Milano, tutta illuminata la notte. Ma io continuerò nell’altra direzione, verso le montagne, verso i laghi soprattutto. E prima tutto il Lago di Como, con la sua strana forma di Y alla rovescia…

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Milano potrebbe essere bella con la bici

La prima impressione di Milano con la bici è un pò brutta. Macchine, macchine, macchine.. Non c’è solo questo, guardando bene vedrete anche tanti tram, autobus e adirittura alcune bici, ma tutto dominato dalla regina della città : la macchina. Fino alla periferia della città, c’era una buona rete di piste ciclabili, ma tutto si ferma al pannello Milano. Manca di coerenza. Silvia mi porta all’ufficio di Legambiente Lombardia. Si trova nella zona affolatissima di Piazza Loreto. Qui ci lavora una decina di personne, tutte impegnate nella preparazione dell’evento della rientrata : Puliamo il Mondo! La grande campagna di Legambiente per pulire i posti degradati, con i bambini e tanti volontari. A Milano è un successo, quest’anno 60 luoghi saranno puliti con più di 6000 volontari. Si svolge il 28-29-30 settembre in tutta l’Italia.
Nell’ufficio, delle montagne di cartoni. Sono le merendine gentilmente offerte dai sponsor. Tutte ovviamente nella plastica. Cosi i bambini potranno gia comminciare a pulire i loro propri rifiuti… Sarebbe interessante sensibilzzare anche a produre meno rifiuti cosi il problema sarà risolto alla base. Communque, è una bella iniziativa adesso famosa ed alcuni circoli organizzeranno una bella festa per l’occasione. Come il circolo del Parco Trotter a Milano. Questo circolo si bada di un parco mezzo abbandonato dal comune di Milano. È un vecchio ippodromo, poi trasformato in scuola esperimentale. Adesso ci si trova una scuola normale mezzo a un grande parco. Il parco apre dopo la scuola, alle 16.00 ed è un bel posto dove respirare in mezzo ad un quartiere un pò difficile. Puliamo il Mondo sarà l’occasione di una festa con tutte le communità straniere abbitando nella vicinanza. Ma prima Puliamo il mondo, io ci ho fatto la mia prima animazione venerdi scorso, aiutato da alcuni volontari del circolo. Ci ho portato la bici con il carrelino e ho uscito il materiale che trasporto da tanto tempo : dei panelli informativi sulla mobilità sostenibile e tanti gessi. Ho chiesto ai bambini di designare la città come l’imaginerebbero senza auto. Hanno designato su tutto il piazzale del parco, era carino.

Non potevo passare a Milano senza vedere il Duomo. Silvia ci mi ha portato, sempre con la bici.Ma non c’è solo questo a Milano. C’è anche il castello, immenso, con il suo grande parco. Qui sembra veramente essere in una città tedesca. In altri posti invece, l’atmosfera la sera mi ricordava Parigi . Nessuno vuole credermi, ma si, ho vissuto tre anni a Parigi e in alcune strade è proprio uguale. Il quartiere tra Loreto e il centro assomiglia troppo à Paris nel 14ème, 15ème arrondissement. La stessa architettura dell’inizio del secolo. Ma ci sono anche posti che sono più tipici di Milano. La zona dei Navigli mi piace troppo. E anche quest orto botanico nascosto nell’università di Brerea. Grazie alla mia guida!

Ma direi che il più bello a Milano è il giovedi sera, verso le 22.00, vicino al duomo. Se vi avvicinate, vedrete una bici, poi un’altra, una decina di bici, una centinaia e ancora altre! È l’ora del Critical Mass. Le bici si riapproprianno la strada. È un’esperienza bellissima! Si parte dal duomo per andare al caso, dove ci portano i ciclisti che sono davanti. Al suono dei campanelli, delle trombe e addirittura della musica : alcuni si sono sistemati in tipo di biciradio sulla bici. bello! Una bici manda delle bollicine di sapone al vento. Tutti sono allegri. La strada ci appartiene. Si passa tranquillamente al semaforo rosso. Ancora più bello, si prendono le grande strade a controsenso. Vale la pena di vedere la testa della gente nelle macchine. Non capiscono che cosa sta succendo. Le bici che si buttano su di loro per bloccargli la strada. Devono aspettare che noi passiamo. I ruoli sono cambiati. Uno dei ciclisti mi dice che tutta la settimana è oppresso dalle macchine, cosi il giovedi sera, può finalmente andare con tranquillità, può respirare, è una liberazione. E poi la città è tanta bella cosi. Niente rumore di motore, solo i campanelli, niente stress, si può parlare tranquillamente con le bici viccine, si fa conoscenza. Il Critical Mass è veramente un’esperienza da vivere

de Milan à Venise

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