Archive for dicembre, 2007

Fine dell’avventura

E adesso l’ultimo tratto del giro. Un po’ di coraggio è quasi finito

 

Da Caserta a Roma in 4 tappe. Lascio la Campania domenica 3 dicembre seguendo più o meno la via Appia. Passo per Capua, poi attraverso una grande pianura non molto bella. Mi trovo a una grande montagna che fa un po’ barriera ma la salita tra gli ulivi non è cosi’ difficile. Dell’altro lato Sessa Aurunca, ultima città campana. Volando seguire l’antica Via Appia mi ritrovo su una sradina lastricata di enormi basoli che mi porta fino a un antico ponte di pietra. Dell’altro lato del ponte non c’è più strada ma non voglio tornare indietro e continuo lo stesso nei cespugli. Dopo alcune centinaia di metri esco sulla Via Appia moderna. 15 kilometri in discesa lungo una bella strada piantata di grandi pini mezzo a una bella campagna solleggiata. Fino al fiume Garigliano. Ecco il Lazio ! Passo davanti alle rovine di Minturno e continuo lungo la costa. Si arriva nel golfo di Gaeta che è proprio stupendo con la penisola di Gaeta che fa una bella curva nel mare.

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Arrivo a Formia. Li’ sono ospitato da Raffaele, il presidente di Legambiente Formia. Ma la sua casa si trova a Maranola, 3 km sopra Formia. Per aiutarmi, mi mette il carrellino nel baule della sua macchina e mi sbrigo di fare la salità prima la notte. Salgo in meno di 15 minuti. Sono sorpreso di essere stato cosi’ veloce. Da casa sua c’è una vista stupenda sul golfo di Gaeta e al lontano si vedono le isole di Ischia a sinistra e Ventotene a destra. E dietro di noi, la massa imponente dei Monti Aurunci, parco naturale da una decina di anni al seguito della spinta di Legambiente.

 

La mattina, riscendo con piacere quello che ho salito la vigilla. Il cielo è chiaro e la vista è magnifica. Ma arrivo veloce a Formia. Li faccio un intervento in una scuola elementare di Formia. Mi sbrigo di concludere perché oggi devo fare una lunga tappa fino a Latina. Alle dieci lascio Formia. Passo Gaeta e mi ritrovo sulla strada costiere, lungo una costa rocciose e selvaggia. Li’ c’è il parco naturale della costa di Ulisse, anche fatto dopo richiesta di Legambiente. Legambiente è efficace qui… La strada è molto bella. Il tempo è molto chiaro è si vedono le isole pontine e anche, al nord, l’enorme massa scura di un volcano mezzo al mare. Infatti si tratta del Circeo che visto di qui ha una forma molto particolare e sembra proprio un isola. Avvicinandomi, commincio a vedere la costa che raggiunge la montagna del Circeo. Ma non è facile avvicinarsi perché c’è un forte vento di fronte. Devo fare 60 km con questo vento di faccia. Faticosissimo. Ho l’impressione di non avanzare. Il cielo è scuro e minaccia la pioggia. Non sarà facile raggiungere Latina. Arrivo a Terracina alle due. Sopra la città c’é una grande montagna con una rovine di tempio che sarebbe il tempio di Giove Anxur. Non ho il tempo di trattenermi e continuo attraverso la pianura Pontina. E’ tutto piatto, senza riparo contro questo vento infernale. Peccato che io non abbia fatto il mio giro d’Italia nel altro senso cosi’ avrei avuto il vento di spalle e mi avrebbe dato una bella spinta. Ma sono delle considerazioni un po’ inutile e l’unica cosa da fare e di pedalare. Passo lungo la magnifica foresta del Circeo. Il paesaggio è bello ma c’è sempre questo cazzo di vento ! Madonna, dopo un’ultimo tratto di strada arrivo a Latina di notte. M’aspettano Gustavo e Fabbio di Legambiente Latina. A Latina faccio solo tappa per la notte. Ho avisato troppo tardi del moi passaggio e non hanno avuto tempo di organizzarmi un incontro con le scuole. Peccato perchè qui il discorso della biciclette sarebbe trovava il suo spazio. Latina è una città tutta in pianura e con delle strade molto larghe perchè è una città recente.

L’indomani il tempo è molto bello e visto che ho un po’ di tempo, Gustavo mi consiglia di tornare indietro di 10 km per andare i laghi del Parco Nazionale del Circeo sulla costa. Seguo il suo consiglio ed e vero che ne vale la pena. Un bel lago circondato di palme. Poi seguo un po’ la strada lungomare. Uno dei rari posti dove la spiaggia non è urbanizzata. Solo le dune e dietro le dune il lago. Adesso giro a destra per tornare nella pianura e raggiungere i Monti Lepini. Subito ho girato ecco di nuovo il vento di fronte. Che palle… Vado avanti piano, piano, sorpasso Latina e raggiungo i piede dei Monti Lepini verso le 3. Mi rimangono 10 km di salita verso Cori. Comincio la salita. Non è molto ripida e per fortuna il vento è calato. Un ciclista mi sorpassa e torna indietro : « Sei il ciclista che fa il giro d’Italia ? » Legambiente Cori mi ha mandato alcuni ciclisti per accompagnarmi nella salita. A una crocevia mi aspettano 5 altri ciclisti e tutt’insieme cominciamo la parte più ripida della strada. Cori si trova su una collina a 300 m sopra di noi. Mentre si sale, la vista sulla campagna intorno diventa bellissima, la campagna è colorata di verde e del dorato autunnale delle viti. La salita è sempre più ripida ma questo gruppo di ciclisti mi spinge e arriviamo abbastanza veloce alla vetta sulla piazza centrale di Cori. Li’ c’è un banchetto che mi aspetta con le bandiere di legambiente. C’è l’assessore all’ambiente che mi dice benvenuto con il megafono e hanno preparato per me tutto un buffet con delle specialità locali. Addiritura arrivano due cavalieri che fanno una piccola dimonstazione di danza con il loro cavallo. Incredibile, che accoglienza. Mentre guardo lo spettacolo di cavallo assaggio i cibi dell buffet. E’ solo l’inizio della mangiata perchè durante i tre giorni che restero’ a Cori mangero’ quasi senza sosta, tutti mi invitano a pranzo, a cena, non ho mai tanto mangiato di vita mia ! Questa tappa a Cori è la mia ultima tappa ma è proprio stupenda !

La presidente AnnaMaria ha organizzato tutto alla perfezione. Sono ospitato da laura nel centro paese, in una casa stupenda, imensa, bellissima, con una vista su tutta la pianura Pontina e le isole di Ponza. La sera siamo invitati dalla parrocchia a fare una bella cena. Ci sono tre monaci siriaci che sono anche ospitati e che sono simpaticissimi. L’indomani mattina vado nella scuola elementare per fare le mie animazioni con le classe di quarta. I bambini sono molto interressati e la fine vedono la mia chitarra nel carrellino e per forza devo cantarli alune canzoni. Ma in cambio anche loro mi cantano delle canzone. E’ troppo simpatico. Per il pranzo sono invitato da Mauro, poi alcuni volontari mi portano a fare una visita guidata di Cori. E’ interrantissimo. Scopro la storia antichissima di Cori, vecchia quanto Roma. Ci sono delle mura ciclopeiche, addiritura un tempio romano ancora in piedi nella parte alta di Cori, e tanti altri reperti nascosti dentro la città. Ho diritto anche alla visita del museo e del bello chiostro della chiesa, con le spiegazione dettagliate di ogni colonna… La sera, cena enorme da Laura. L’indomani, vado questa volta alla scuola media dove faccio una conferenza mostrando le foto del mio viaggio. I ragazzi sono prima sono cattivati dal racconto e alla fine una professoressa mi dice che non li ha mai visti cosi’ interessati. Mi fa molto piacere. Adesso pranzo da Lucilla. Mi preparano una buona zuppa tpica di Cori, con le fave e il pane. Perfetto perf are passare le mangiate della vigilla. E poi, una passeggiata a cavallo ! Armandino che aveva fatto la dimostrazione di cavallo mi ha invitato a fare un po’ di cavallo. Mi portano per un’ora attraverso la bellissima campagna di Cori, nei Monti Lepini. Anche qui Legambiente vorrebbe crearci un parco naturale. E’ vero che è proprio bello ! E per finire questa tappa grandiosa, una cena da Eleonora dove si mangia ancora benissimo e poi si canta. Madonna ! Sono pienissimo, è tempo di risalire sulla bici…

E dopo più di tre mesi e mezzo di viaggio, ecco l’ora dell’ultima tappa che mi condurrà a Roma. Fa strano di terminare questa aventura. Mentre riscendo da Cori, la mattina del 7 dicenbre, ripenso a tutto cio’ che ho visto dall’inizio. Come mi sembra lontana la partenza, in agosto scorso. Era ancora estate e adesso siamo proprio in inverno. Fa fredissimo, è tempo di arrivare. La strada va fino a Velletri prima di fare un’ultima salita per attraversare i Monti Albani. Tutti mi hanno sconsigliato di passare di là perchè sale troppo ma ci vado lo stesso. Salgo, salgo raggiungo i boschi e dopo una tornante, sorpresa ! è gia finita. Decisamente mi sorprendo. Dopo tre mesi, anche se ho pedalato di modo molto irregolare credo che commincio ad essere bene allenato… Mi godo dell’ultima discesa, passo davanti a un bel lago in fondo a un craterio, e arrivo nella periferia di Roma, a Ciampino. Li’ ritrovo il mio padre! E’ venuto specialmente dalla Francia, ha affitato una bici ed è veuto fin qui per accompagnarmi lungo gli ultimi chilometri. E per gli ultimi chilometri non sono ancora alla fine delle sorprese. Per evitare le strade trafficate ho scelto di arrivare per la Via Appia Antica, segnalata sulla mia carta come una piccola strada. E’ talmente piccola che abbiamo difficoltà a trovare l’inizio. Dietro un ‘enorme rovina di tempio romano troviamo un’antica strada lastricata. Ecco la Via Appia Antica ! E’ proprio rimasta come una volta. Ma l’inizio e completamente abandonato. Arriviamo in una zona con un sacco di uomini che vengono a fare strane passeggiate da solo. E’ il luogo d’incontro degli omossesuali ! Poi arriviamo nella zona degli transessuali e finiamo con le classiche prostitute. Passata questa simpatica zona, la strada diventa più tranquilla. Di ogni lato della strada ci sono dei ruderi antichi, dei pezzi di tempio, dei resti di statua, delle lastre di calcare con delle inscrizioni in latino mezzo all’erba. L’impressione è molto forte. La strada è piantata di grandi pini. Piano piano che ci aviciniamo di Roma le rovine diventano sempre più grande, imense. Si ha proprio l’impressione di avvicinarsi di qualcosa di grande. E la strada è bellissima, sempre mezzo alla campagna anche se siamo adesso a solo alcuni chilometri da Roma.

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A un momento dobbiamo fermarci per lasciare passare un pastore e centinaia di pecorre che saltano il muretto per andare nel verde pratto. Impressione di un’altro tempo. La strada è sempre deserta. E’ un sogno di arrivare a Roma cosi’ tranquillamente mezzo alla campagna. Siamo quasi alle porte della città eternale ma ecco di fronte a noi un’orde di macchine selvaggie che si buttano su di noi. L’ultimo tratto di strada è aperto al traffico e arriva l’enorme traffico delle macchine che tornano in fretta dal lavoro… Riusciamo a prendere una piccola strada parallela. Sono le quattro mezza. La notte sta cadendo. Ci siamo quasi.. E bucca la ruote di dietro del mio carrellino. Guardendo mi accorgo che il copertone della ruota è completa mente usato. Rigonfio e riesco a fare alcune centinaia di metre ma la ruota si sgonfia velocemente. Ma fa sempre più buio e comincia a piovere, non ho tempo di riparare, avanti forza. Siamo a controsenso ma continuiamo lo stesso ed ecco davanti a noi un’enorme porta. Le mura di Roma. Ci siamo. Con un po’ di emozione passo sotto a questa imponente porta antica. Roma. Mezzo ai parchi delle enorme rovine di palazzi antichi in mattoni rossi. Fa adesso completamente buio, piove, la mia ruota è totalmente sgonfia e l’altro diventata storta ma continuo, continuo e eccolo, il Colosseo ! Siamo il 7 dicembre, sono le 17.00 e dopo 112 giorni di viaggio e 2950 km, ho finito..

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Ho quasi finito perchè l’indomani passo a salutare il Congresso di Legambiente dove ho il piacere di ritrovare quasi tutti quelli che ho incontrato durante il moi viaggio. E poi, giovedi 13 dicembre, esco un’ultima volta il mio carrelino per fare un’ultima animazione a Procida.

 

Dopo questi quasi 4 mesi di avventura (perchè per me l’ho vissuto proprio come un’aventura) vorrei semplicemente ringraziare tutti quelli che ho incontrato durante questo bellissimo viaggio, che mi hanno accolto con entusiasmo.

 

Grazie a tutti e viva la bici !

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Da Napoli a Caserta

Dopo Napoli, direzione il nord, attraverso questa zona di triste riputazione : la Terra del Lavoro. Ne avevo sentito parlare tante volte a proposito di affari camoristici e di emergenza rifiuti che ero un po’ inquieto di avventurarmi da queste parte. Ma anche curioso di vedere la realtà. Communque mi ero preparato mentalmente a percorrere questa immensa zona periferica. Da Napoli, salgo per Capodimonte, passo per il bosco dove respiro un po’ d’aria fresca prima di riscendere in una valle dell’altro lato. Poi cominciano i palazzi. È vero che c’è una bella quantità di rifiuti nelle strade, ma -anche se è triste – ormai sono abituato e nemeno mi fa impressione. Passo vicino Scampia ma nessuno viene a darmi fastidio. Ovviamente la zona è brutta, ma come qualsiasi periferia di grande città. Come al solito il più pericoloso sono le strade non adatte per le bici. Devo passare un’immensa rotonde per lasciare Napoli e ritrovarmi nel prima comune limitrofr, Arzano. Gli stessi palazzi brutti. Ma vedo un pannello “centro”. Per curiosità faccio n giro per andare a vedere questo centro e mi ritrovo in un’atmosfera totalmente diversa, con delle case antiche a 1 piano, una bella chiesetta, come un’paese di campagna. Infatti è il paese di campagna ch’era Arzano che è rimasto tale quale, anche se ora circondato dai palazzi. Ed è piutosto carino. E vedo la stessa cosa a Frattamaggiore e Sant’Arpino, ben lontano di quello che imaginavo. Arrivo a Succivo dove ho appntamento con il circolo Legambiente. Qui, la stessa cosa: mezzo ai palazzi, il centro paese preservato, con alcune bici parcheggiate davanti alle case. Francesco mi porta fino alla sede del circolo. Un campo! Miracolo! Un pezzo di campagna. Ho raggiunto il limite dell’agglomerazione napoletane. Anche se questo limite sta allontanandosi perché ci sono costruzioni ovunque. Ma ecco, mezzo a questo pezzetino di campagna preservato un enorme casale antico. E li si trova la sede di Legambiente Succivo. E forse non è un caso se giustamente qui è stata preservata la campagna : è l’opera di Legambiente che ha fatto una denuncia contro il commune per bloccare nuove costruzioni intorno a questo casale antico e spingere la soprintendenza dei beni culturali a mettere un vincolo. Potete imaginare che il comune ha molto appreziato… Il circolo di Succivo si chiama la Vite e il Pioppo per ricordare un’antico modo di coltivazione della vite, tipico della zona : facevano crescere la vite direttamente sugli alberi di pioppo. Poi si raccoltava l’uva con una scala fino a più di 5 metri di altezza. Questo modo di coltivazione è ormai quasi scomparso con l’avanzare dell’urbanizzazione. Di fronte a questa urbanizzazione selvaggia, lo scoppo del circolo è di salvagardare il patrimonio sia architetturale che culturale per mantenere un’identità essenziale al territorio. Si mobilizzano anche per la creazione di un parco pubblico su un terreno abbandonato, hanno uno sportello informazione sull’energia rinovabile e fanno molte animazioni nelle scuole grazie ai ragazzi del Servizio Civile. Nonostante la pioggia, vado con la bici nella scuola elementare del paese vicino di Sant’Arpino per parlare di mobilità sostenibile ai bambini. Sono interessati, e anche le insegnanti. I bambini sono molto carini.
Nel pomeriggio dovrei andare a Caserta, solo distante di 20 km, ma la pioggia non si ferma. Aspetto sperando che si calmi ma invece radoppia di intensità. Alla fine del pomeriggio mi rassegno a prendere il treno. Come al solito, il mio carrellino fa problemi per il controllore. Sto negoziando con lui quando arriva Francesco, della FIAB di Caserta. Vedendomi in difficoltà se la prende con il controllore spiegando io sono un francese che sta facendo il giro d’Italia con la bici e che lui dovrebbe farmi bon accoglienza in posto di rimprovermi per n povero carrellino. Ma la sua argomentazione non funziona tanto bene, anzi, il controllore vole adesso butarci tutti due del treno. Ma alla fine il treno parte e il controllore se ne va a controllare altre cose.
Quando si arriva a Caserta, l’atmosfera è totalmente diversa. Ci si sente lontano di Napoli anche se ne siamo solo a 30 km. Le strade sono piuttosto calme, con pochi motorini. Addirittura ci sono delle zone pedonale! Con le decorazioni di Natale, le strade lastricate bagnate, il freddo, sembra proprio una cittadina dei dintorni di Parigi. Potrebbe quasi essere Versailles, non solo per la Reggia, ma anche per questa atmosfera. Ma Francesco mi spiega che se la strada è pedonale, è solo temporaneo per lavori. E dopo un’angolo ci troviamo davanti a una montagna di rifiuti. Siamo sempre in Campania.. La città si trova in piena emergenza rifiuti. Per una ragione molto semplice : non ci sono più discarica. Pensiamo ai uomini politici molto intelligenti che hanno aspettato che le discariche siano piene prima di chiedersi che cosa fare dopo. Giustamente Francesco mi porta al Municipio. Ci sono alcuni assessori che mi danno il benvento. Poi passa anche il sindaco. Senza presentarsi viene a me e mi chiede se ho dei figli. Un po’ stupito gli dico di no. E lui mi chiede se io avessi dei figli dove li metterei, sul portabagagli? E lui se ne va.. Alla fine qualcuno mi spiega ciò che ha voluto dire: Io viaggio con la bici perché non ho nient’altro da fare ma farei meglio di fare una famiglia e di gadagnare soldi per badarmi di loro.. Davanti a questa bella visione della vita del signore sindaco, vorrei rispondere che forse se più personne facessero come me, ciò passare un periodo della sua vita a scoprire il mondo e la realtà, a incontrare altra gente, a capire, piuttosto che fare una famiglia a 20 anni e poi scoprire il mondo dalla tv, forse le cose cambierebbero.
Così in posto di badarmi dei figli che non ho, durante 2 giorni vado a vedere quelli degli altri, nelle scuole, a fare le mie animazioni sulla mobilità sostenibile. Prima nella scuola media del quartiere Primavera con le classe di Tina, e poi nella scuola elementare dove insegna Teresa. Tina e Teresa sono delle maestre che hanno trasformate le loro classe in classe per l’ambiente e fanno regolarmente delle animazione ambientali con Legambiente. L’accoglienza nella scola di Teresa è particolarmente impressionante. I bambini mi accolgono con delle poesie che hanno scritto loro, del tipo :
“Se con Youri la bici userai,
Il pianeta salverai”
Gli alunni sanno già tutto di me. Hanno stampato i miei racconti dal mio blog e addirittura le professoresse le fanno studiare la grammatica correggendo le mie errori di ortografia… Faccio il gioco dei trasporti ma sono bravissimi. Quando chiedo quale mezzo di trasporto è il più veloce, rispondono tutti la bici, perché nel traffico passa davanti alle macchine.. Poi facciamo una bella merenda, le loro mamme m’hanno preparato dei dolci. E andiamo a visitare l’orto didattico della scuola. Ogni classa ha adottato un albero. Il loro è un leccio. Vado poi nelle altre classe. Anche li mi hanno fatto dei disegni. Mentre finisco di parlare un bambino viene a cercarmi perché una mamma ha portato un’altro dolce e devo andare a assaggiarlo! Continuo così tutta la mattinata. Alla fine regna nella scuola un’atmosfera di follia. Tutte le classe scendono per vedermi partire con la bici. I bambini cominciano a cantarmi delle canzoni. Sono venute delle delegazioni delle scole media e superiore. Anche l’assessore alla mobilità. Tutti mi salutano. I ciclisti della FIAB che sono venuti a cercarmi per portarmi in giro per Caserta si chiedono che cos’e quest’atmosfera pazzesca. Partiamo con la bici e i bambini si mettono a correre dietro di noi salutandoci… Incredibile! Non ho mai visto un tale entusiasmo. Viva la bici!
Per finire la tappa a Caserta, un gruppo di ciclisti mi porta fino alla famosa Reggia. Entriamo con la bici. Si passa sotto il palazzo della Reggia e si sbocca nel immenso giardino con un viale che va dritto dritto mezzo a le aiuole e agli grandi alberi, fino alla montagna lassu. È una perspective davvero impressionante. E la bici è un ottimo modo di scoprire questo giardino lungo di quasi 5 kilometri. Facciamo un giretto nei boschi dove si nascondono statue, mini-castelli e un lago. Mezzo a questo lago, c’è un cigno (si chiama Ferdinando). Noi facciamo il giro del lago, e così anche il giro del cigno!
Adesso che ho fatto il giro del cigno, il mio viaggio è quasi finito. Mi rimane una settimana per fare l’ultima parte del percorso verso Roma..

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