Tra Verona e Venezia, c’è Ciclomundi!

Il centro di volontariato permanente di Legambiente Verona è situato all’interno del vasto complesso murariale che circonda la città. La mattina, Silvia, che gestisce il centro mi fa visitare e mi spiega l’attività di Legambiente in questo sito. Le fortificazioni di Verona sono enormi. C’è un muro originario del ‘300 sul quale si sono sovrapposti delle costruzioni veneziane, napoleoniche, austriache più alcuni bunker delle prime e seconde guerre mondiale. Il risultato è un vasta cinta defensiva di 11 km di lunghezza su 400 m di larghezza. Il problema a Verona è che la guerra non c’è più e i militari sono andati via. Tutta la zona è stata quasi abandonata e tutto si è degradato. È diventato come un no man’s land, luogo ideale per gli spacciatori e la prostituzione. A tale punto che la polizia teme ti penetrare la zona di notte… E poi? E poi? Che succede? E arrivata la Legambiente! 10 anni fa, i volontari di Legambiente si sono detto che non era possibile lasciare un tale patrimonio in tale degrado e hanno deciso di ripristinarlo. Addiritura di restituirgli la sua funzione defensiva. Ma contro l’inquinamento questa volta. Perché Verona è una delle città europee le più inquinate dalle polvere sottili, colpa delle macchine e della densa rete di autostrade, cosi la vasta zona storico-naturale delle fortificazioni potrebbe diventare come una cintura verde per la città. Ma il lavoro c’è. Legambiente a avuto in concessione dal comune 2km di cinta. Fa già una zona enorme da gestire. È perciò che si è creato il centro di volontariato permanente accoglie volontari del mondo intero che vengono a dare una mano per alcuni mesi. Attualmente ci sono un’inglese, una francese, una messicana, uno spagnolo, una russa e una canadese. Ci sono volontari SVE (Servizio Volontario Europeo) come a Campsirrago, che rimangono almeno 6 mesi, e altri volontari medio termine che rimangono di solito 3 mesi. Maria, che gestisce il centro è lei stessa un ex-volontaria che è rimasta per sviluppare l’attivita di Legambiente. I volontari aiutano a curare la zona : pulire, a tagliare l’erba, a ripristinare alcune strutture e a badarsi delle capre.. Molto importante le capre. Sono i decespuliatori naturali di Legambiente. Tagliano l’erba nelle zone difficile di acceso, sui i pendi ripidi, risparmiando benzina e lavoro!
All’interno della zona, c’è anche un centro di educazione ambientale, Il Raggio di Sole, che propone attività per i bambini che vengono nel parco situato sulle mura. E poi, ancora tante altre cose : un area pic-nic, percorsi didattivi, un atelier dove un volontario fa dei forni solari… Sono in gamba lì. Sono rimasto solo un giorno al centro di Volontariato Permanente. La casa è tutta dipinta delle pitture di tutti i volontari che sono passati. Ho partecipato al tradizionale pranzo sulla terrazza mezzo al parco. Sono fortunati i volontari, sono veramente in un bel posto.
Sarei bene rimasto di più ma devo raggiungere il festival Ciclomundi che comincia…l’indomani! A Portugruaro, distante di 170 km… Per aiutarmi prendo il treno fino a Vicenza. La città è molto carina. C’è una fiera con una strana struttura che rappresenta una ruota. Passo anche mezzoa a una manifestazione contro la base militare USA. Lascio la città verso est e comincio la traversata di questa pianura paludose con tanti canali. Mi fermo per la notte in un bel pratto verde e riparto la mattina. Faccio la mia più grossa tappa : 110 km. Passo a Treviso che, ovviamente, è carinissima. Ormai sono abbituato, sono tutte carine queste città, è incredibile. Pianura, pianura. Mi addormenterei di noia ma quando rilascio l’attenzione ho il carrello che si prende un bucco della strada e che parte a la rovescia. Finisco con 20 km di statale un po’ pericolosi e arrivo a Portogruaro. Mezzo a questa pianura, imaginavo una piccola borgata industriale. Sbagliato, è carinissimo, ancora una volta! E ancora più bello perché per due giorni la città accoglie Ciclomundi, festival del viaggio con la bici. Due giorni molto simpatici, con tanti viaggiatori che sono andati ai quattro angoli del mondo, anche nei posti i più impossibili: Tunisia, Mongolia, Islanda, Laos… Alcuni come me sono in viaggio. Incontro due canadesi che stanno girando l’Europa, un altro è venuto da Brindisi per il festival. Una coppia parla del suo viaggio di 8 anni intorno al mondo! Vedete che c’è piu pazzo di me.. Ci sono giocchi per i bambini, una libreria che propone libri esclusivamente sulla bici… Si parla di ciclosofia. Sì, sì, la bici è una filosofia che ha i suoi filosofi : Ivan Illich, David Tronchet. Perché vedere il mondo da una bicicletta può cambiare la vita… La sera, concerto dei Têtes de Bois, con uno spettacolo 100% bici…
Sono contento, valeva la pena di alongare il percorso per passare di là. Adesso, ritorno indietro per Venezia. Raggiungo il mare a Caorle. C’è una torre pendente. Credo che sia la specialità dell’Italia, è la quarta che vedo dopo Pisa, Bardolino e Portugruaro. Dormo al riparo del portone di una chiesa di fronte al mare. Bel temporale durante la notte. Poi 50 km lungo il mare e i lidi. Qui adirritura le città si chiamano Lido. Adesso è settembre, siamo fuori stagione, cosi c’è un’atmosfera tristissima. Vale la pena sacrificare la costa per due mesi all’anno… Ma come littorale sacrificato non ho ancora visto il peggio. Arrivo alla bocca di Lido, di fronte a Venezia : un cantiere titanesche, mezzo all’acqua. Ecco il Mose, progetto cosi controverso che deve “salvare” Venezia. E dietro, la sagoma di Venezia, nell’ombra di un’altro temporale che si avvicina…

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Un lago, due laghi, tre laghi… Ecco Verona

Riscendo da Campsirrago verso Como. 20 km di strada con tante macchine. Da Como si vede solo un pezzetino del lago. Avevo previsto di prendere la strada lungo il lago fino a Bellagio ma vedo che c’è un traghetto che fa lo stesso percorso. Intermodalità, intermodalità… Cosi mi riposo,evito le macchine e ho tutto il tempo di ammirare il paesaggio. E ne vale la pena! Il lago di Como è tutto stretto tra le montagne cosi si scopre poco a poco, montagna dopo montagna. Sulle sponde si vedono delle sonttuose ville con i cipressi. Piano piano che ci allontaniamo di Como, ci sono meno case, compaiono dei piccoli paesi. Uno è arrampicato su una cascata! Le montagne verde sono alte di ogni lato, sembra proprio di essere in un fjord. Il sole disegna delle belle ombre sulle montagne. C’è un piccolo vento e l’acqua è bello blu. Si arriva a Bellagio situato a l’incrocio dei due bracci del lago, su una punta. Qui è tutto bello. È circondato di grandi giardini curati alla perfezioni sempre con questi bei cipressi. Adesso ritorno verso Lecco. Questa volta prendo la strada lungo il lago. Sono solo le 5 ma tutta questa parte è gia nell’ombra della montagna. Ci sono delle macchine che mi sorpassano ma le ritrovo tutte pochi kilometri dopo. Due camioni si stano incrociando e la strada ma la strada è troppo piccola. Sono tutti bloccati. Io riesco a passare tra i due camioni e poi sono tranquilissimo : niente macchine durante una buona mezz’ora. Tutte bloccate dietro. Dopo due lunghe gallerie raggiungo Lecco e la fine del Lago di Como. Mi fermo qui.
Adesso prendo direzione pieno est. Devo raggiungere Portugruaro vicino Treviso entro 4 giorni per il festival Ciclomundi. Sulla strada c’è prima Bergamo. La strada tra Lecco e Bergamo è fastidiosissima con tanti camion. Le salite sono piccole ma con i gas dei camion e delle macchine perdo il mio fiatto. È costruito quasi in continuo. L’agglomerazione di Bergamo è grande ma il centro storico è tutto piccolo e carino. È situato su una collina tra le montagne e la pianura. Se guardo dietro vedo delle colline e i pratti, quasi dei paesaggi di Svizzera. Ma di fronte, c’è l’immensa pianura, come un mare con l’orizonte che si confonde con il cielo. Si potrebbe quasi fare un lungopianura… Dopo Bergamo, se continuo verso est, dovrei passare per Brescia. Ma gia da l’inizio ritrovo la stessa strada con tutti i camion e bordata di tante industrie. Non mi vedo fare questo per 50 km. Ma l’unico modo di evitarlo è di passare un po’ più al nord per le montagne. Le salite o i camion? Scelgo le salite. Prima di iniziare la salita, passo per il Lago d’Iseo. È più piccolo di quello di Como ma è carino anche. Mi piaciono troppo questi grandi laghi alpini. Nel mezzo del lago, c’è un isola enorme, altissima che prende quasi tutto lo spazio. Finisco la giornata con una bella salita. È ancora più alta di quella di Campsirrago ma la salgo più facilmente. È più regolare e meno ripida, anche se più lunga ma preferisco cosi. Al varco mi trovo gia in piena montagna con i bei pratti verdi. Era più difficile ma sono contento di essere passato di là. Metto la tenda in un pratto.
La mattina dopo comincia logicamente con na grande discesa ma appena devo risalire alla stessa altitudine per passare un altro varco. L’inizio è difficile perché ritrovo tutti i camion. Non capisco che cosa fanno qui. Questa strada è una strada secondaria che non va a nessuna città. Ma dopo qualque kilometro, si arriva a un enorme zona industriale nella montagna a Lumesane. Che brutto ma almeno i camion si fermano qui. Una bella salita che mi porta nei grandi spazi selvaggi di montagna e riscendo fino a Salò. Ancora un lago, e che lago! Ecco il Lago di Garda, immenso. E ancora un traghetto. Bello, bellissimo. Attraversiamo il lago di ovest in est. Al nord, il lago penetra dentro le alte montagne. Al sud ha un aspetto tutt’altro, circondato di basse colline. C’è una piccola isola con na bella villa. Che magia questi viaggi in nave su questi belli laghi! Il traghetto arriva a Bardolino poi raggiungo Verona attraverso delle piccole colline coperte di vite. Stanno faccendo la vendemia. A Verona ritrovo le macchine. Mi faccio un cammino tra il traffico e arrivo al centro di volontariato permanente di Legambiente Verona che mi ospita per la notte. Il centro storico di Verona è stupendo. Sono arrivato nel Veneto, si vede, l’architettura è cambiata. Passeggiando di sera sono colpito da questa immensa arena romana, bella, bianca e rosa, tutta illuminata nella notte e da cui escono le note di un concerto di opera. E tutti vecchi palazzi raffinati. Sono stordito. Troppo bella Italia…

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Ma dove sono le montagne?

Dopo Milano, in strada per le montagne e i grandi laghi. Ma le montagne, che potevo vedere benissimo da alcuni giorni grazie a un bel cielo chiaro, quando parto il sabato 8 settembre non le vedo più. Sono scomparse! I genitori di Silvia, soci della FIAB di Lodi, mi accompagnano verso il nord alla ricerca di queste famose montagne. Non si vedo nulla, per il momento solo pianura. Cominciamo a seguire il canale della Muzza, poi raggiugiamo l’Adda. Si prosegue sempre verso il nord, e ancora niente montagne. Avrei sognato? Adesso lungo l’Adda c’è un altro canale. È uno dei navigli di Milano. Sarebbe stato Leonardo da Vinci a concepirlo. Da Vinci? È passato di là? Sembra di sì. Addirittura ci ha vissuto un bel po’. Passiamo davanti a casa sua. Poi, sull’altra sponde, vedo una strana torre che esce degli alberi. È il villaggio operai Crespi. Un sito Unesco, niente di meno. È uno strano borgo costruito tutto dal padrone di uno stabilimento un secolo fa per allogiare i suoi dipendenti. Con tutto il comfort dell’epoca, acqua calda e medico gratuito per tutti. Ma adessi, lo stabilimento è chiuso, sicuramente trasferito in Cina. C’è sempre gente che vive nelle case ma c’è una strana atmosfera del passato nell’aria. E alla fine di un lungo viale arborato, c’è un stupefacente cimetero con un enorme mausoleo che sembra un tempio di Angkor Vat, direttamente arrivato dalla giungla tailandese. Lascio il villaggio operai. Saluto i genitori di Silvia che tornano indietro – grazie mille per l’ospitalità – e continuo verso il nord sempre lungo l’Adda. Impercettibilmente, le sponde del fiume si sono fatte più alte e mi accorgo che adesso sto andando tra due scogliere. L’aspetto del fiume si fa più selvaggio. Ci sono tanti alberi. Incontro delle digue sul fiume, ci sono delle centrale idroelettriche. Continuo ancora. Adesso ci sono delle vecchie chiuse, è scritto che sono state concette da Leonardo da Vinci. Ha fatto tante cose questo leonardo. È non è finito! Continuando, il fiume attraversa delle foreste, c’è più e più gente che sta passeggiando lungo il fiume e arrivo al Traghetto di Leonardo da Vinci. Il traghetto? Che cos’è questa storia? Infatti, Leonardo tra tutte le sue invenzioni aveva anche imaginato un sistema per fare traversare un fiume ad una barca senza motore e senza fatica : la barca va lungo un cavo sistemato attraverso il fiume perpendicolarmente al corrente. E girando il governaglio in un senso o nell’altro, la barca poteva traversare il fiume usando la forza del corrente. Se non avete capito come funziona, andate a vedere, è vicino Brivio. Giustamente eccomi arrivato a Brivio, la valle si allarga, e davanti a me che cosa vedo? Le montagne! Tutt’a un tratto, eccole. Sono immense. È stupendo. Senza accorgermene sono passato dalla pianura alla piena montagna. E posso subito godermi delle gioie della montagna con una bella salita. Devo raggiungere Campsirrago, sopra Lecco. È un centro di volontariato di Legambiente. Ma per raggiungerlo con la bici, Mamma mia! Sapevo che c’era una bella salita, ma una salita così no. Comincia subito ripida, e poi ancora più ripida, e quando ti aspetti ad una pausa dopo il tornante trovi un pendio sempre più ripido. Alla fine ho davanti a me un vero muro. Devo scendere di bici e spingerla. Ma è troppo difficile. È veramente orrende! E ho già 80 km nelle gambe… Ma le salite hanno sempre una fine, è provato scientificamente.. Sfinito, raggiungo Campsirrago con il tramonto. Penso che questo era la salita la peggiore di tutto il mio Giro. Non farò mai più questo..
A Campsirrago stanno festeggiando la partenza di uno dei volontari. Qui, non vengono volontari solo per fare campi di alcune settimane come a Riomaggiore. Ci sono anche volontari di medio e lungo termine, che rimangono parecchi mesi a lavorare con Legambiente. Quest’anno, c’erano un Portughese, un Francese, uno dell’Estonia e due dell’Ungaria. Alcuni hanno fatto il Servizio Volontario Europeo (SVE). È la stessa cosa che io ho fatto l’anno scorso a Paestum. Però, a Campsirrago il lavoro è diverso. È una zona di montagne e Legambiente ha la gestione più o meno della manutenzione di tutta la zona. Pulisce i sentieri, fa educazione ambientale. Con una scuola vicina, ha creato un percorso didattico lungo un torrente. Sono i bambini stessi che hanno cercato le informazioni per i panelli informativi e che hanno aiutato a pulire il percorso. Così si spera di sensibilizzarli alle ricchezze naturale del loro territorio.
Simone gestisce il centro di volontariato e gli volontari SVE l’aiutano durante la primavera e l’estate. Essere volontario durante un lungo periodo è diverso che di farlo solo per 10 giorni. C’è il tempo di imparare la lingua, di conoscere meglio il progetto e cosi di fare delle cose più interessanti come gestire un campo. Poi vivendo nel paese per parecchi mesi, c’è il tempo di conoscere gente del posto. Cosi i volontari dopo 6 mesi sembrano già integrati nella vita del piccolo paese e conoscono tutti. I vicini sono tristi lasciarli partire ogni anno.
Campsiraggo aderisce anche al progetto Rom, che fa venire volontari rom dal centro europa per dargli l’opportunità di vivere un’esperienza diversa del loro quotidiano. È un progetto interessante ma non cosi facile. Quest’anno era il primo anno e Legambiente prova di portare avanti il progetto.
Per Campasirrago, sono arrivato un po’ tardi per la stagione. I campi estivali sono finiti e rimane solo un volontario. Ci rimango 2 giorni, il tempo di recuperare della salita. Dalla casa c’è una vista enorme su la pianura padana, su Milano, tutta illuminata la notte. Ma io continuerò nell’altra direzione, verso le montagne, verso i laghi soprattutto. E prima tutto il Lago di Como, con la sua strana forma di Y alla rovescia…

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Milano potrebbe essere bella con la bici

La prima impressione di Milano con la bici è un pò brutta. Macchine, macchine, macchine.. Non c’è solo questo, guardando bene vedrete anche tanti tram, autobus e adirittura alcune bici, ma tutto dominato dalla regina della città : la macchina. Fino alla periferia della città, c’era una buona rete di piste ciclabili, ma tutto si ferma al pannello Milano. Manca di coerenza. Silvia mi porta all’ufficio di Legambiente Lombardia. Si trova nella zona affolatissima di Piazza Loreto. Qui ci lavora una decina di personne, tutte impegnate nella preparazione dell’evento della rientrata : Puliamo il Mondo! La grande campagna di Legambiente per pulire i posti degradati, con i bambini e tanti volontari. A Milano è un successo, quest’anno 60 luoghi saranno puliti con più di 6000 volontari. Si svolge il 28-29-30 settembre in tutta l’Italia.
Nell’ufficio, delle montagne di cartoni. Sono le merendine gentilmente offerte dai sponsor. Tutte ovviamente nella plastica. Cosi i bambini potranno gia comminciare a pulire i loro propri rifiuti… Sarebbe interessante sensibilzzare anche a produre meno rifiuti cosi il problema sarà risolto alla base. Communque, è una bella iniziativa adesso famosa ed alcuni circoli organizzeranno una bella festa per l’occasione. Come il circolo del Parco Trotter a Milano. Questo circolo si bada di un parco mezzo abbandonato dal comune di Milano. È un vecchio ippodromo, poi trasformato in scuola esperimentale. Adesso ci si trova una scuola normale mezzo a un grande parco. Il parco apre dopo la scuola, alle 16.00 ed è un bel posto dove respirare in mezzo ad un quartiere un pò difficile. Puliamo il Mondo sarà l’occasione di una festa con tutte le communità straniere abbitando nella vicinanza. Ma prima Puliamo il mondo, io ci ho fatto la mia prima animazione venerdi scorso, aiutato da alcuni volontari del circolo. Ci ho portato la bici con il carrelino e ho uscito il materiale che trasporto da tanto tempo : dei panelli informativi sulla mobilità sostenibile e tanti gessi. Ho chiesto ai bambini di designare la città come l’imaginerebbero senza auto. Hanno designato su tutto il piazzale del parco, era carino.

Non potevo passare a Milano senza vedere il Duomo. Silvia ci mi ha portato, sempre con la bici.Ma non c’è solo questo a Milano. C’è anche il castello, immenso, con il suo grande parco. Qui sembra veramente essere in una città tedesca. In altri posti invece, l’atmosfera la sera mi ricordava Parigi . Nessuno vuole credermi, ma si, ho vissuto tre anni a Parigi e in alcune strade è proprio uguale. Il quartiere tra Loreto e il centro assomiglia troppo à Paris nel 14ème, 15ème arrondissement. La stessa architettura dell’inizio del secolo. Ma ci sono anche posti che sono più tipici di Milano. La zona dei Navigli mi piace troppo. E anche quest orto botanico nascosto nell’università di Brerea. Grazie alla mia guida!

Ma direi che il più bello a Milano è il giovedi sera, verso le 22.00, vicino al duomo. Se vi avvicinate, vedrete una bici, poi un’altra, una decina di bici, una centinaia e ancora altre! È l’ora del Critical Mass. Le bici si riapproprianno la strada. È un’esperienza bellissima! Si parte dal duomo per andare al caso, dove ci portano i ciclisti che sono davanti. Al suono dei campanelli, delle trombe e addirittura della musica : alcuni si sono sistemati in tipo di biciradio sulla bici. bello! Una bici manda delle bollicine di sapone al vento. Tutti sono allegri. La strada ci appartiene. Si passa tranquillamente al semaforo rosso. Ancora più bello, si prendono le grande strade a controsenso. Vale la pena di vedere la testa della gente nelle macchine. Non capiscono che cosa sta succendo. Le bici che si buttano su di loro per bloccargli la strada. Devono aspettare che noi passiamo. I ruoli sono cambiati. Uno dei ciclisti mi dice che tutta la settimana è oppresso dalle macchine, cosi il giovedi sera, può finalmente andare con tranquillità, può respirare, è una liberazione. E poi la città è tanta bella cosi. Niente rumore di motore, solo i campanelli, niente stress, si può parlare tranquillamente con le bici viccine, si fa conoscenza. Il Critical Mass è veramente un’esperienza da vivere

de Milan à Venise

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Milano, mezzo la campagna

Dopo la Liguria, fa strano ritrovarsi nella pianura. Delle strade dritte dritte, che sembranno non voler finire, attraverso dei paesini isolati. Non c’è nessuno, nessuno. C’è un’impressione di deserto. Passo per Tortona. La strada passa per la periferia ma faccio un giro per vedere il centro. Li c’è una statua della madonna gigantesca sopra una chiesa. Tutta dorata, fa 14 metri di altezza. Poi il centro di Tortona non è cosi male. L’architettura cambia. Siamo passati delle case dipinte della Liguria ai mattoni rossi. Esco di Tortona. Seconda a destra poi dritto fino al Po’. Arrivo sulle sue sponde al tramonto. Un grande ponte di ferro lo attraversa al livello di Gerola. Il fiume è immenso in questo posto. Sembra molto selvagio. Fa un po’ pensare al Mississippi come l’immagino. Il sole sparisce dietro le strutture del ponte in un bel cielo arancione.
L’indomani, varco il fiume. Un bel modo di scoprire una regione è di uscire delle grande strade e non esitare a fare giri. Spesso si incontranno delle sorprese nascoste. Così, ogni volta che la strada passa accanto a una località, faccio un giro per andare a vedere il centro. Passo a Sannazzaro di Burgondi. Li ho la sorpresa di vedere le mie prime piste ciclabile. È un piccolo paese mezzo ai campi ma c’è tutt’una rete di piste ciclabili. Si vede che sto cambiando di regione, qui c’è un’altra disposizione per la bici. Continuando verso Pavia, lascio la strada principale per seguire le piccole strade lungo il Po’. Sono adesso in mezzo ai risai. Ce ne sono dapertutto. Nel aria c’è questo odore dei risai che mi ricorda il profumo dell’Asia. La strada segue le dighe del Po’. Non c’è nessuno, niente macchine. E la strada che gira a destra, a sinistra. Sembra un eternità. Non so come faccio ma arrivo a Pavia solo in fine pomerrigio anche se con la strada principale era distante di solo 20 km. A Pavia, c’è un ponte coperto e una grande chiesa con una cupola in mattoni. La città è gradevole, ci sono tante bici nelle strade, anche dei tandem. Le strade sono fatte con i sassi del fiume. È bello ma non è pratico per la bici.
Da Pavia a Milano, i ciclisti della FIAB di Genova mi hanno consigliato di risalire il Ticino verso ovest per poi raggiungere Abbiategrasso dove c’è una pista ciclabile lungo un canale che mi porterà diretto a Milano. E mi hanno parlato di un ponte di barca sul Ticino. Sono curioso di vedere questo. Mi allontano un po’ di Pavia lungo il Ticino poi trovo un posto per mettere la tenda. La sera, guardando con più precisione dove abita Silvia, che deve ospitarmi a Milano, mi accorgo che in fatti non abita veramente a Milano ma in periferia, 15 km all’est, a Paullo. Cosi non sono per niente nelle buona direzione. Ma voglio vedere questo ponte di barca!
La mattina continuo un po’ verso ovest fino a questo famoso ponte. È l’ultimo esistente sul Ticino. In effetti, la strada passa su una seria di chiatte che gallegianno sull’acqua del fiume. Attualmente il livello del fiume è basso e la meta delle chiatte riposa sui sassi. Bene. Adesso cambio di direzione pieno est. Attraverso campi e paesi tutti uguali. Rivedo al lontano la cupola del duomo di Pavia. Sto faccendo un bel giro. Passo per la Certosa di Pavia. Sopresa, è un edificio sonttuoso fatto di marmo bianco e mattoni rossi con decorazioni di terra cotta e tanti chiostri. Un monaco etiopico cistercense fa la visita. E continuo pieno est. Campi, campi, non sembra finire. Finisco per arrivare a Lodi dove mi aspetta Silvia con la sua bici. Non il percorso il più corto ma vuole portarmi sulle piste ciclabili. Effettivamente, da Lodi a Paullo è tutto ciclabile, lungo l’Ada. Arriviamo a Paullo. Li, Silvia e la sua familla mi ospittano nel loro Bed and Breakfast. Di Pavia a Milano ci sono normalmente 30 km. Ne ho fatto 80 km attraverso la campagna e non sono ancora a Milano. Dove si nasconde questa citta?
L’indomani Silvia mi porta a milano, sempre con la bici. Lei è la responsabile del settore Bici di Legambiente lombardia. Vuole mostrarmi la realtà della bici a Milano. Mi porta per le piste ciclabile attraverso campagne, incontriamo conttadini. Per il momento, di Milano sempre niente, anche se ne siamo adesso a meno di 5 km. La spiegazione di tutti questi campi cosi vicini della città viene del Parco Agricolo Sud Milano il cui scopo è di prottegere l’agricoltura nella periferia di milano per evitare che sia tutto urbanizzato. Trovo che funziona bene, perché per altre città come Napoli, è gia urbanizzato 30 km prima di arrivare nel centro. Communque passiamo sotto il ponte della tangenziale e subito cambia. Le macchine, i palazzi, il rumore.. Ecco Milano!

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Genova è bella con la bici!

Sono partito da Riomaggiore il 31 agosto mattino. A Riomaggiore, con la bici, forse puoi arrivarci con un pò di coraggio. Ma andartene, no. Con un pendio impressionante di 20% per un kilometro, con il carrellino, nemmeno ci ho provato. Per fortuna, c’è il treno! Cosi l’ho preso per 50 kilometri fino a Sestri Levante, dove mi aspettava una pioggia impressionante. Poi ho seguito la Via Aurelia lungo la costa. Ci sono sempre alcune salite ma in paragone con quella di Riomaggiore, va bene. Sono passato per Rapallo, che è molto bello. Qui, si arriva nella Liguria tipica, con le case dipinte e la buona foccacia. Dopo una buona salita sono giunto sul promontorio di Portofino da dove c’è una vista stupenda sulla costa verso il nord. Di là, potevo vedere Genova, innescata tra le montagne e il mare. Sono risceso e dopo 20 kilometri ecco le macchine che si fanno più numerose, i palazzi più alti. E’ la periferia di Genova. A Genova sono accolto da Giovani della FIAB. Per raggiungere la sua casa devo prendere una stadina perpendicolare al mare e subito, magia, sparisce la città e mi ritrovo in un piccolo paese tra le montagne. Questo è Genova, bloccata tra mare e montagna, la città fa più di 20 kilometri di lunghezza per meno di un kilometro di larghezza. Cosi, la bella casa di Giovani, che si trova a soltanto qualche kilometri del centro sembra in piena campagna.

L’indomani, primo di settembre, Massimiliano, della FIAB, mi fa visitare Genova. Mi spiega il suo concetto della mobilità sostenibile. Lui sogna di una Genova ciclabile. Qui, tutti lo guardano come pazzo perchè Genova è una città tutta in saliscendi, perciò la bici non sembra il mezzo il più adattato per spostarsi. Ma Massimiliano dice che la soluzione è di pensare intermodalità, vuole dire usare diversi mezzi in complementarità, per esempio, treno + bici + funicolare. E la chiave di tutto è la bici pieghevole. La storia di Massimiliano è molto interessante perchè non è che lui è un grande sportivo o un appassionato della bici, che avrebbe dichiarato da sempre la guerra alla machina. La macchina lui l’usava come tutti, per andare al lavoro, per fare la spesa. La bici, ci è arrivato per pigrezza. Perchè si era scocciato di dovere parcheggiare la machina a 500 m della sua casa, ha deciso di comprare una bici pieghevole. La metteva nel baule della machina e così, una volta parcheggiato, tornava a casa con la bici, che è sempre più rapido che a piedi. Ma con la macchina ci sono tanti traffici che un giorno, piuttosto che prendere la macchina, ha provato di andare fino alla stazione con la bici, di prendere il treno, e finire con il pullman per raggiungere il lavoro. Evitava i traffici ma quando i treni erano in ritardo mancava la coincidenza con il pullman e arrivava tardi al lavoro. Poi a pensato di usare la sua bici pieghevole. Come è pieghevole, si mette facilmente nel treno, anche negli orari affollati. E cosi faceva bici + treno + bici. Si è accorto che era più rapido che la macchina e che di più si poteva tranquillamente leggere nel treno in posto di essere nervoso nei traffici. E adesso, la sua bici pieghevole, la usa sempre. È molto pratica perchè piegata fa la dimensione di una valigietta di 50 cm di lunghezza. Cosi si può prendere tranquillamente qualsiasi treno, ma anche il pullman, il funicolare o adirittura l’ascensore. Abbiamo subito messo in pratica questa intermodalità. Mi ha prestato una bici pieghevole e siamo partiti per il centro. Siamo arrivati sul porto che è molto simpatico, tutto nuovo e pedonale. Di là abbiamo preso il traghetto, con le bici, fino a Pegli, nella bella periferia di Genova, poi siamo tornati con il treno.

 

Poi, per vedere Genova di sopra, abbiamo preso l’ascensore, sempre con le bici. È un ascensore molto strano che prima va orrizzontalmente su dei binari e poi si aggancia e sale verticalmente. Sembra essere nella base segreta di un cattivo di James Bond… Dall’alto si vede tutto Genova e la Costa, fino al promontorio di Portofino. Siamo scesi verso il centro storico. Per alcuni aspetti mi fa pensare un pò a Napoli, con i viccoli stretti, la città costruita a fianco di montagna. Ma qui molto più aree pedonali, più di tranquillità. Siamo saliti di nuovo, con il funicolare questa volta. Si arriva alto, alto. Sulla vetta di una montagna sopra Genova, in mezzo al bosco. Si esce della città tutt’a un tratto. E ci siamo fatti una bella discesa per rituffarsi nella città.

Chi ha detto che ci sono salite a Genova? Io ho visto solo discese. Cosi, il concetto di intermodalità di Massimilano mi ha entusiasmato. Dice di volere trasformare lo svantaggio di Genova, con le sue salite, in uno vantaggio. Usando la stessa tecnica che il sciattore, che prende la segiovia e poi si fa una bella discesa. A genova si può fare lo stesso con la bici. E in bici, che cosa di più bello che una bella discesa. Niente stanchezza. E poi, queste bici pieghevoli sono molto pratiche, molto adattate agli spostamenti in città. Provarla è adottarla. Se volete informazioni, potete contattare Massimiliano Amirfeiz a

bicintermodale@gmail.com

Se torno a vivere in città sicuramente mi comprerò una bici simile. Ma per il momento continuo con la mia grande bici e il mio carrelino. Ho subito applicato il suo concetto di intermodalità. Per andare verso Milano, bisogna attraversare gli Appenini. Cosi per fare la salita, ho preso il trenino di Casella, che sale sopra Genova e sono arrivato dell’altro lato del varco senza fatica.

 

Poi sono risceso verso la pianura padana accompagnato da un gruppo FIAB. Questo era il gruppo slowbike degli anziani. Ma non va cosi slow e poi parrechi dei ciclisti avevanno fino a 75 anni. In gamba i ciclisti. Ecco un altro argomento per usare la bici. Mi hanno accompagnato fino ai primi campi della pianura e poi ho continuato da solo. Adesso dritto verso Milano…

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Volontario a Riomaggiore

Dal 26 al 30 agosto sono rimasto a Riomaggiore. Riomaggiore è un paese carinissimo che merita sicuramente una sosta. Ma non sono rimasto per turismo ma per partecipare al campo di volontario organizzato da Legambiente Liguria. Questo campo era internazionale. Il capocampo era Stefano, uno volontario di Savona. Gli altri volontari venivano di ovunque nel mondo : Diana e Jana dalla Slovachia, Laurens dalla Germania, Heilin e Recep dalla Turchia, Jade e Suzanne dalla Francia, Nicola dalla Serbia, Naowen e Daido dal Giapone e Rosita dall’Italia. Eravamo sistemati nel asilo di Riomaggiore. Lo scopo di questo campo è di aiutare il Parco delle Cinque Terre. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è stato creato nel 2000 con l’iniziative di Legambiente e di altri attori locali per proteggere il sito eccezionale delle Cinque Terre. E quello che è protetto non è un’animale o un particolare fiore. Cio che il parco vuole proteggere è l’uomo. O piuttosto il lavoro dell’uomo, queste terrazze innescate sui fianchi ripidi delle montagne, sopra il mare. È un capolavoro. Immaginate che la lunghezza totale dei muretti di pietra sevva che sostengono le terrazze è uguale alla lunghezza della Grande Muraglia di Cina, cioè 6000 km. (per cio i due siti sono gemellati) È straordinario che l’uomo sia venuto ad abitare e coltivare posti così difficili. Ma il risultato è stupendo. Il problema è che da alcuni decenie, gli uomini hanno preferiti lasciare questo lavoro difficile per andare a lavorare a La Spezia, vicina. Le terrazze sono abbandonate, i mureti di pietra sono più curati. Si formano frani e la foresta invade i versanti, cambiando il paesaggio. Uno dei scopi del Parco Nazionale è di recreare lavoro per la gente del posto, aiutandoli a ripristinare le terrazze e sviluppandoci un algricoltura di qualità, in particolare l’uva per la produzione del vino Sciachetrà o le erbe aromatiche per la produzione di sughi Cinque Terre. Un altro scopo è di creare sentieri attraverso le terrazze per sviluppare l’ecoturismo.


Cosi abbiamo aiutato alla raccolta del basilico, del rosmarino, della lavanda, abbiamo pulito alcune auiole e pulito dei sentieri. Ma forse vi chiedete perché la gente viene di cosi lontano per fare questo lavoro duro.. Ma tante sono le ragioni! Lavorare all’aria aperta fa bene, e poi si lavoranno solo 4 ore mezza a giorno, la mattina. Il pomeriggio si può andare a fare il bagno, o visitare i dintorni. È un modo privilegiato per scoprire la realtà di un posto. E si incontra un sacco di gente simpatica, venuta di tutto il mondo. È un vero scambio culturale. Le serate erano l’occasione di uscire la chitarra del carrellino. La canzone francese chi ha incontrato il più di successo tra i volontari? Les Champs Elysés…
Sarei bene rimasto di più a Riommaggiore. È stato un’esperienza stupenda. Ma la mia bici e il carrellino mi aspettavano già da quattro giorni… In strada per Genova..

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Attraverso la Toscana

Dopo i miei guai con il carrellino, sono ripartito tranquillamente attraverso la Toscana.

22 agosto
Brenna – Colle Val d’Elsa 45 km

Ho lasciato Brenna dopo due giorni di sosta forzata. Una mattina piovosa ritarda ancora la mia partenza ma mi avvio finalmente verso il cuore della Toscana. Ripasso per Siena e prendo la direzione di San Gimignano. La campagna diventa veramente bella. La strada passa attraverso le colline. Dopo una tornante ho la sorpresa di vedere comme una corona su una collina : Monteriggioni, un borgo medioevale piccolo piccolo, tutto ristaurato tutto bello. Salgo sulle mura per vedere un bel cielo di fine pomeriggio, nuvoloso ma illuminato di una belle luce arancione.
Riparto e arrivo a Colle Val d’Elsa prima la notte. Qui ancora una cittadelle tutta illuminata sopra la città nuova.

23 agosto
Colle Val d’Elsa- San Gimignano 15 km

La pioggia mi blocca di nuovo la mattina. Mi rifuggio sotto il chiostro di una piccola chiesa di campagna. Ho il tempo cosi non mi costringo a viaggiare sotto la pioggia. Ma questa pioggia dura, dura. Alle tre del pomerriggio, sono sempre qui. Entro un pò nella chiesetta, accendo una candella, cosi per ringraziare di avermi riparato della pioggia. Esco : un bel raggio di sole! La pioggia se ne va via! Riparto sulla bici. Tutta a un tratto, attraverso le nuvole che si stanno aprendo, compare su una collina, lontano, lontano come una città di favola, con delle grande torri. Poi le nuvole si richiudono. Come in un sogno. Ma piano, piano che mi avvicino, eccolo che compare questo borgo fantastico. San Gimignano. Ne aavevo sentito delle descrizione ma non immaginavo cosi tanto. E poi attraverso queste strane nuvole tagliate di raggi di sole, l’impressione è proprio magica. Dopo una lunga salita attraverso le colline, arrivo al piede delle mura. E proprio una città come nelle favole, mi aspetto a vedere il Gatto con le stivali o una principessa ai lunghi cappelli biondi sulla vetta di una di queste misteriose torri. Tutt’attorno, una vista a 360° su una campagna stupenda, delle colline coperte di olivetti e di vite curatissimi, con intanto intanto una bella dimorra sulla vetta. E’ la Toscana come me la immaginavo. Stupendo. E così bello che decido di rimanere qui per la notte sotto gli ulivi.

24 agosto
San Gimignano – Peccioli 40km

La pioggia mi blocca ancora la mattina. Parto il pomeriggio. Non ho più il tempo di passare a Volterra. Per di più, l’idea di fare tanti sali-scendi per arrivarci non mi entusiasma troppo Attraverso San Gimignano e salgo la piccola montagna dietro. Arrivo alla vetta e riscendo verso il Val d’Era. Cambiamento totale di paesaggio. Al posto degli olivetti e delle vite, ecco i grandi campi, immensi. Si stendono sulle colline fino a delle grande montagne nere al lontano. A la mia sinistra, si vede Volterra, su, su. Sono contento non esserci passato, mi sono risparmiato una bella salita. La sera arrivo al piede di un paese con un campanello come nelle chiese russe.

25 agosto
Peccioli – MonteMarcello 100km

Dopo tutte queste piccole tappe, devo sbrigarmi un po’. Per di più arrivo nella pianura dell’Arno. E’ tutto piatto e posso andare veloce. Passo a Pisa dove mi aspettoa vedere la famosissima torre. L’ho talmente visto in foto che non sono tanto entusiasto. Ma passo prima nel centro storico. Non mi aspettavo a questo, è molto bello e tutto tranquillo. Non c’è un turista nelle piccole strade. C’è un piccolo mercato nascosto sotto le arcade, ci sono delle belle chiesette di marmo bianco nascoste oppure un campanello di stilo bizantino. Ci sono parrecchie bici nelle strade, sembra una città gradevole da vivere. E poi, finalmente, sopra i tetti compare la famosa torre. E la folla di turisti. Certo è bello, il Tuomo, la Torre, e un altro coso rotonde, tutto di bianco.
Ma mi avvio già lungo una longa strada che attraversa la grande riserva naturale di Massaciùcolli. Si arriva a un posto fuoritempo, non è un lungomare, è un lungolago. Sono a Torre di Lago. Il tempo sembra essersi fermato un secolo fa. C’è un’atmosfera di tranquillità qui.. Con il cielo nuvoloso basso, alcuni pensionati sui banchi, delle piccole onde sulle acque del lago. C’è la casa di Puccini, un famoso compositore di opera sembra, e c’è la statua di un cane, Pippo, che è vissuto qui durante 20 anni, “in coerenza con la sua propria natura…”
Attraverso Torre del Lago. Dell’altro lato, il mare. Avevo lasciato il mare a Castiglione con i Campeggi, i lidi. Lo ritrovo qui uguale, con gli stessi campeggi, gli stessi lidi, alcuni grandi albergui in più. A me non piace, passo passo il più veloce possibile. 40 kilometri brutti di littorale sacrificato. Dietro le case, compaiono delle grande montagne. Addirittura c’è la neve sulla vetta! E poi capisco, sono arrivato a Carrara, sono le carriere di marmo che danno questo colore alla montagna…
Finisco questa lunga tappa con un grande salita. E’difficile ma valeva la pena. Arrivo a Montemarcello uno dei più belli borghi d’Italia (è scritto all’ingresso se avete dei dubbi) e, che fortunato sono, e proprio il giorno della Sagra del Fico. Una buona fetta di torta al fico per finire il giorno.

26 agosto
Montemarcello – Riomaggiore 30 km

Mi sveglio presto per raggiungere Riomaggiore. Incrocio tutti i ciclisti che fanno la gita della domenica. Essere ciclista non significa per forza essere ecologista : ne vedo alcuni che si credono sul Giro e che buttano tranquillamente le carte delle loro barre energetiche sulla strada.
Arrivo a La Spezia, mi faccio una grande salita sotto il sole, arrivo ad una galleria. Dell’altro lato, le Cinque Terre. Riscendo verso a Riomaggiore. Mi fermo qui per alcuni giorni. Parteciperò ad un campo di volontari Legambiente. Arrivederci la Toscana, buongiorno alla Liguria, alla “c” ed al sale nel pane…

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La fine del carrellino?

La fine del carrellino?


Eccomi la mattina del 21 con questo carrello rotto. Sono a 20 kilometri di Siena. Mi dico che a Siena troverò un negozio di bici oppure un autofficina che riuscirà a ripararmi il carrellino. Ma come fare per portare il carrello a Siena? Prima cosa, lo svuoto. Lascio la mia roba qui e tornerò la sera. Seconda cosa, faccio una bella riparazione di emergenza con tutti gli attrezzi che ho, cioè con il nastro adesivo.. Più o meno tiene. Riesco a raggiungere Siena. Vado prima dal negozio di bici. Gli mostro il problema. Lui non può fare niente, non ha l’attrezzatura, mi consiglia di andare dal ferramento. Il ferramento vede il mio carrello e mi chiede perché il negozio di bici mi ha mandato da lui. Sarebbe meglio di andare da un autofficina. Quando il meccanico vede il mio problema, dice che magari mi aiuterebbe ma non ha materiele per fare saldature. Mi consiglia di andare dal fabbro. Ma il fabbro è in vacanza. Il vicino del fabbro mi dice che posso andare dal caldaia. Il caldaia c’è, ma mi dice subito che lui non può fare niente. Ma sicuramente in una carozzeria sapranno risolvere il mio problema. La carozzeria mi afferma subito che il meglio per me è di andare dal negozio di bici…
Cosi dopo una mezza giornata a girare da tutti gli artigiani della città, non avevo risolto il mio problema e di Siena, avevo visto solo le zone artigianali della periferia. Così, visto che nessuno vuole aiutarmi, basta con la perdita di tempo e salgo un po’ a scoprire la città. Madonna, che contrasto! Arrivo per caso direttamente sulla piazza del Campo. Grandiosa.. Non mi aspettavo a questo.. E tutta la città, arrampicata sulle sue colline, con le sue case di mattoni rossi strette. Circondate di giardini con gli olivi. E al di là le mura, si vede la campagna toscana. Mi piace troppo una città cosi, mezzo alla campagna. Mi ha fatto impressione Siena. Ma il mio problema non è risolto. Alla fine mi decido a fare la riparazione io stesso. Compro alcuni atrezzi, una colla che, è scritto, è talmente forte che può attaccare la gente al soffitto. E torno verso Brenna dove ho lasciato la tende. Al peggio, manderò le cose che erano dentro il carrello per posta… E tornando, mezzo alla campagna, vedo scritto su un pannello : ‘lavora metale’ . Non l’avevo visto venendo e poi, avevo tanta fiducia nella capacità di Siena a risolvere il mio problema che nemmeno avevo cercato. Lì, lavora solo un uomo. Guarda un po’ il mio carrello. ‘Con questo vuoi fare il giro dell’Italia? E quando sei partito? L’altroieri.’ (è un po’ ridicolo quando si annuncia una cosa così grande ma appena iniziata) Communque mi dice che non sarà facile ma comincia subiti a fare la riparazione e dopo tre quarto d’ora è finito. E gratuito! Grazie mille Alessandro. Anche tu mi hai salvato. Ed ecco il carrellino che continua la strada con me!

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Terza tappa San Galgano-Brenna

Terza tappa20 agostoSan Galgano – Brenna 20 kmUna bella giornata quella! Stupenda, veramente. Come si fa che ho fatto solo 20 km? E dove si trova Brenna?Questa giornata ha cominciato subito bene. Verso le 4, mentre dormivo sotto le stelle, ecco che sento delle gocce.. La pioggia! Ho appena avuto il tempo di rifugiarmi dentro l’abbazia dove rimane un pezzo di tetto. La mattina, il sole era di ritorno e era particolare svegliarsi dentro queste monumentale rovine..

 

Poi ho avuto una meravigliosa idea. Al posto di seguire il percorso che mi aveva indicato Angelo, mi sono detto che potevo seguire una piccola strada lungo il fiume Merse che avevo visto sulla carta. Per arrivare a questa strada c’era prima una grande discesa. Arrivato li, mi accorgo che questa strada non è asfaltata. Ma non era troppa brutta e potevo farla con la bici. Piano piano proseguo, la strada diventa un sentiero con un po’ più di sassi. Si entra nella riserva naturale dell’alto Merse. Subito passato il pannello, sono circondato da una nuvola di mosche, tipo cafani, che si buttano su di me. Le metto in fuga con grandi gesti con l’asciugamano. Dopo 5 minuti se ne vanno via. Proseguo un po’, eccoli di ritorno! A diventare pazzo. Mi dico, forse sarebbe meglio tornare indietro. Ma penso alla grande salita che devo rifare, e preferisco andare avanti, dicendomi che forse se vado più veloce, le mosche non mi seguiranno più. Che brutta idea… Più vado avanti, peggio è la strada, ma più lungo anche il percorso se voglio tornare. Cosi proseguo, e ovviamente, accade quello che doveva accadere. Si rompe il carrello! In mezzo a una valle incontaminata e completamente selvaggia… Esattamente alla metà del sentiero, cioè era addesso cosi lungo se andavo avanti o indietro. La grosse galère… Cosi ho messo 4 ore ad uscire di là, trascinando una volta la bici, una volta il carrello. E sono arrivato a Brenna e mi sono posato lì. Basta!

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